Il modo migliore per predire il futuro? Inventarlo
di Redazione | 18 Novembre 2016Giovedì 27 ottobre il roadshow “Talks Slidingdoors”, organizzato dall’Ordine degli Ingegneri nell’ambito della rassegna “Open. Ingegneri aperti alla città”, ha appassionato un gremito Teatro Ristori. A partire dalle 18, relatori di estrazione molto diversa hanno affrontato il tema chiave delle “generazioni”. A Eugenio Finardi il compito di incantare giovani e meno giovani, in una sorta di sintesi, davvero, “generazionale”.
di Anna Girardi
Una carrellata di esperienze e riflessioni legate alla parola “generazioni” è ciò che è avvenuto giovedì 27 ottobre al Teatro Ristori, in un incontro che sapeva di ispirazioni e di futuro. Esperienze come quella di Ilaria Decimo, ricercatrice, che da “cervello in fuga” è tornata nel nostro Paese, nonostante molte difficoltà. Riflessioni come quella di Alessandro Rosina, coordinatore della principale indagine italiana sulle nuove generazioni, il Rapporto Giovani dell’Istituto G. Toniolo, che nel suo intervento ha dimostrato come ci sia un rapporto diretto, quantificabile, tra investimento in ricerca, affrancamento dei giovani dalle famiglie e crescita.
Una fotografia lucida e preoccupante della situazione dei bambini nel mondo l’ha presentata Paolo Ferrara di Terre des Hommes: la violenza e il mancato accesso all’istruzione sono i problemi principali delle nuove generazioni del Terzo mondo, che perdono così la possibilità di diventare agenti attivi del cambiamento. Ispirazioni come quelle che Franco Cesaro ha dato per affrontare con serenità il passaggio di testimone nelle aziende: occorre coltivare il dialogo e osservarsi tra generazioni senza aspettative «perché i figli sono un foglio bianco e saranno loro a scrivere la loro storia».
Infine, l’ospite speciale della serata: Eugenio Finardi. Da un’intensa versione di “Alleluja” di Leonard Cohen alla sua “Un amore diverso” (scritta per la figlia Elettra), ha regalato canzoni che raccontano tutto l’amore per la sua famiglia, un legame pieno di affetto che diventa universale, una “musica ribelle” che crea un ponte tra le generazioni fatto di sostegno, stima e incoraggiamento a non smettere di rompere le barriere e credere nei propri sogni.


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