Esperienze da (ri)scoprire: Giardino Giusti
di Redazione | 9 Giugno 2017
A metterle in luce il Festival Biblico, quest’anno in una formula itinerante che ha permesso di percorrere itinerari in luoghi urbani inconsueti nei quali respirare aria di cultura, storia, arte.
di Marta Bicego
“FELICE CHI ha la strada nel cuore”. Era un’esortazione ad andare alla scoperta e riscoperta della Verona d’oltre Adige la tredicesima edizione del Festival Biblico: invito che prosegue a conclusione delle tre giornate scandite, dal 19 al 21 maggio scorsi, dagli eventi della manifestazione promossa dalla Diocesi scaligera.
La rassegna dedicata alle Sacre Scritture si è declinata infatti in un pellegrinaggio urbano dalle molteplici tappe: una chiesa, una scuola, un giardino, una mensa in cui fare sosta. E da dove ripartir con uno spirito nuovo. E con la soddisfazione di aver fatto proprie alcune curiosità tutte scaligere che spaziano dalla storia alla cultura fino all’arte (pure culinaria) e all’architettura.
AFFASCINANTE è stato, ad esempio, riscoprire la Rondella delle Boccare: una fortificazione militare dalla singolare struttura a volta anulare addossata all’attuale Istituto tecnico Marco Polo. Realizzata dalla Serenissima tra il 1522 e 1525 su disegno di un architetto di cui non si conosce il nome, la casamatta veneziana è considerata da sempre il più bell’esempio di rondella in territorio veronese.
Non è un caso se Napoleone la risparmiò dalla distruzione; e se, durante la seconda guerra mondiale, fu adattata a rifugio dai bombardamenti aerei, fungendo da protezione soprattutto per le donne partorienti. Da via Moschini a Veronetta: nucleo preistorico cittadino che fu sede prescelta da varie famiglie nobili, come quella dei Giusti. Originari della Toscana e divenuti cavalieri della Repubblica Veneta, scelsero di stabilirsi nel quartiere che si snoda lungo la via Postumia.
Dell’antica strada romana ridisegnarono la prospettiva, lasciarono in eredità uno dei più importanti giardini all’italiana del Nord Est: Giardino Giusti appunto, risalente al quattordicesimo secolo; e alla famiglia toscana è intitolata inoltre una cappella, nella chiesa di Santa Maria in Organo, con una pala d’altare che porta la firma di Domenico Morone.


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