Bauli: «Al Paese serve una visione d’insieme»
di Redazione | 12 Giugno 2019Infrastrutture, migranti, Europa, spread, governo. Temi fondamentali per l’Italia e per il territorio veronese che Michele Bauli, durante l’assemblea di Confindustria Verona, esamina con “pensosa leggerezza” complice la presenza di Enrico Bertolino davanti a 1200 presenti.
Pregiudiziale ad ogni discorso, una visione finalmente a lungo termine, politica ed economica. Basta ai «duelli da cavalleria rusticana», basta con le politiche di contenimento delle emergenze. Crescita e occupazione – hanno detto sia Michele Bauli che il presidente di Confindustria nazionale Vincenzo Boccia – devono stare al centro della visione di governo.
E quale osservatorio più privilegiato del capoluogo scaligero, in crescita da sei anni, polo d’eccellenza intermodale, nel quale convergono prima che altrove i temi caldi dell’agenda politica ed economica del Paese?
Ha parlato di strategia, il presidente Bauli, di sistema Italia e di sistema Europa. Questa Europa che il governo pretende di ignorare, anzi rimasta esclusa dai temi delle ultime elezioni. «Eppure – altro input alla palatea – non possiamo starne fuori, non foss’altro perché il 60% del nostro export lo facciamo nell’Ue».
Più investimenti e infrastrutture, è la richiesta a nome degli imprenditori, che già lo scorso dicembre a Torino avevano manifestato per chiedere a gran voce la Tav, quel’alta velocità «di cui si parla dal 1991. Oltretutto in un territorio vocato alla logistica» ha detto il numero uno della sezione provinciale di Confindustria.
Anche sullo spread, spauracchio delle istituzioni, il presidente veronese si è mostrato costruttivo: «Lo vedo come una misura della credibilità della nostra economia. Un giudizio che non ci meritiamo. E a chi parla dell’Europa ricordo che l’esser inseriti in quel contesto ci ha fatto risparmiare in vent’anni 500 miliardi di oneri finanziari».
Stoccata anche per la flat tax, sventolata da Salvini come pilastro della politica economica del governo. Anche qui, meno forma decreto e più visione d’insieme: «Abbiamo visto tanti interventi. Invece abbiamo bisogno di una revisione complessiva. E il punto di partenza resta la tassazione sul lavoro da rendere più competitiva». Da qui a parlare di giovani e formazione è un attimo: «Dobbiamo partire dalla formazione – sostiene il presidente – ci preoccupiamo tanto dell’immigrazione, che non è il problema principale, e non, invece, dei giovani che se ne vanno. Eppure quello che si spende in interessi sul debito pubblico è tanto quanto ci permettiamo in cultura e formazione».


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