L’angelo di Berlino
di Redazione | 20 Agosto 2019«La famiglia Paiola mi pregò di aiutarli in un’operazione difficile e pericolosa ma per me di molta soddisfazione. Si trattava di portare in salvo i vecchi coniugi ebrei Orvieto. Avevano trovato per loro rifugio in una stanza che stava proprio di fronte alla Casa del Fascio, in via Scrimiari. Non avendo saputo a chi rivolgersi, hanno chiesto a me. Pane per i miei denti! Oggi pomeriggio sull’imbrunire, ho preso i due anziani e camminando adagio, infilammo la porta e salimmo al rifugio. Erano tutti commossi e contenti. Quanto è bello poter aiutare, salvare anche a pericolo della propria vita! Cos’è la nostra vita? Non è solo per noi, ci è data perché la mettiamo a disposizione del prossimo!».
Dopo l’Armistizio del Governo Badoglio (8 settembre 1943) decise che avrebbe vissuto in prima persona il dramma della guerra in quel di Berlino, giocando fuori casa e sul campo di un nemico che, sentendosi tradito dall’ex alleato, stava internando migliaia di italiani nei campi di concentramento.
«Approvo, benedico e finanzio», poche ma decisive parole pronunciate dall’allora Papa Pio XII, permisero a Don Luigi di aprire una casa rifugio nella capitale tedesca. Partendo in treno da Verona e intrufolatosi in mezzo ad una folta rappresentanza di fascisti che andavano a rendere omaggio a Hitler, raggiunse Vienna. Entrato nella sede della Croce Rossa, sbloccò immediatamente l’invio di sessantamila pacchi di aiuti destinati agli italiani che erano rimasti fermi nei magazzini. A Berlino poi fondò casa Pio XII, aiutando sul campo vedove, orfani, cappellani militari ed i circa seicentomila italiani che chiedevano aiuto per tornare in Italia.
Vita di un grande veronese che fu nominato Cavaliere della Repubblica (Governo Segni), Cappellano Papale e che i cittadini di Sant’Ambrogio di Valpolicella (dove concluse la sua opera) ricordano ancora con affetto e con un busto di marmo eretto nella piazza del comune. Quest’anno si celebrano i settant’anni di ricordo di quei giorni e di quella casa che ancora oggi (sotto altro nome e direzione) dà ospitalità agli orfani e a famiglie disagiate.
In ricordo di un Monsignore che ha lasciato un segno indelebile nelle vite di molti italiani.


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