Perché è giusto che la transumanza sia patrimonio Unesco
di Redazione | 20 Febbraio 2020di Silvana Bianchi, consulente di educazione al patrimonio culturale
L’idea che sta alla base di questa Lista è che non tutti i valori culturali sono direttamente riconducibili alla consistenza fisica di un oggetto-monumento. È stata proprio la Convenzione per la salvaguardia del Patrimonio culturale immateriale (2003) a spostare l’attenzione dagli oggetti costruiti ai soggetti che agiscono in quanto depositari di ‘cultura’: sia l’arte dei cantastorie kirghizi, dei tessitori di corteccia ugandesi, dei pizzaioli napoletani. Tale è infatti l’eterogeneità di una Lista multiforme e disordinata, che testimonia la ricchezza delle espressioni dell’uomo, e dei manufatti e degli spazi legati ad esse. La pratica della transumanza rientra oggi in questo repertorio vivente di storia e memoria.
Fin dall’antichità le migrazioni del bestiame hanno avuto grande rilevanza in molte regioni italiane. L’idea di candidarle come Patrimonio Unesco è partita infatti dall’Italia, che ha lavorato insieme a Grecia e Austria arrivando al riconoscimento per i sentieri localizzati in Puglia, Campania, Molise, Basilicata, Abruzzo, Lazio, Lombardia e Alto Adige. Niente Veneto e niente Verona dunque, nonostante che la Regione Veneto fosse inizialmente coinvolta e nonostante che sulle montagne veronesi lo spostamento estivo verso i pascoli dei Lessini goda di lunga tradizione e di notevole diffusione.

L’UNESCO E LA MONTAGNA
Anche se il buon risultato non coinvolge il territorio veronese, offre tuttavia spunti di riflessione. Non tanto per recriminare perché è sfuggita l’ennesima medaglia Unesco, né per spostare la scommessa sull’inserimento dell’Alta Lessinia nel Registro nazionale dei paesaggi rurali di interesse storico. Lo è piuttosto per ripensare i valori autentici, non superficiali o folkloristici della montagna, un mondo silenzioso, lento e comunitario: apparentemente fuori luogo e fuori tempo in un contesto, quale è quello della modernità, sempre più rumoroso, veloce e individualista. L’Unesco attraverso la transumanza – con il suo salire e scendere, metafora stessa dell’esistenza – richiama ciò che di più profondo la montagna (anche la nostra) conserva, tenendo annodati i fili della memoria e dell’integrazione fra genti e territori, suggerendo ritmi e condivisioni che invitano a migliorare la qualità della vita e dell’esperienza turistica.


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