Vantini: «La relazione educativa ha bisogno dell’incontro»
di Redazione | 15 Giugno 2020Maddalena Vantini nel 2011 ha lasciato l’avvocatura e lo studio di cui era associata, per dirigere il Centro Scolastico Gavia e, successivamente, anche la Scuola dell’Infanzia ABiCi. Attualmente il suo incarico comporta la gestione della struttura e dei rapporti con i genitori, le docenti, il personale amministrativo e gli organi istituzionali.
Come state gestendo la ripresa della scuola?
Per quanto riguarda la ripresa, in assenza di indicazioni precise stiamo ipotizzando vari scenari: la fortuna della nostra scuola è quella di avere grandi spazi, molti accessi e un grande giardino per cui vogliamo riprendere con la didattica in presenza: le linee guida ad oggi indicano uno scaglionamento in entrata e in uscita; gruppi il più possibile “chiusi”e banchi a distanza e, cosa veramente importante, un patto di corresponsabilità con le famiglie per l’accesso a scuola dei bambini e dei ragazzi in sicurezza, in modo da consentire ai genitori una ripresa serena anche dal punto di vista professionale.
Il rapporto con gli alunni come è stato?
La relazione educativa, che non si è mai interrotta in questo periodo, ha però bisogno di uno sguardo, di un incontrarsi e specchiarsi dei ragazzi negli occhi dei docenti che solo può dar vita ad un apprendimento autentico. Questo è l’obiettivo di settembre.
Per la terza secondaria di primo grado, che non ha potuto svolgere gli esami in presenza, avevamo già ipotizzato, prima delle indicazioni ministeriali, la preparazione e presentazione davanti alla commissione riunita, ovviamente via meet, di un elaborato che riguardasse le materie collegandole tra loro: come sempre accade i ragazzi e le ragazze ci hanno stupito per l’impegno, la fantasia, la profondità. Noi abbiamo potuto fare questa presentazione prima della fine della scuola per cui, finalmente, tutti i nostri alunni possono smettere la realtà virtuale e buttarsi nel reale.
Quali sono stati gli effetti di questa quarantena?
Sarebbe bello poter dire che questa situazione ha generato solo effetti positivi, ma così non è: ci sono state difficoltà, tante, e senza il supporto delle famiglie nulla sarebbe potuto accadere: ovviamente le stesse famiglie hanno risentito della grande fatica di affiancare i figli e dover occuparsi e preoccuparsi del lavoro, dei figli piccoli, della gestione complessa della chiusura. Arrivati però a metà giugno la sensazione è che ci troviamo ancora in una situazione confusa, che la scuola e i ragazzi siano in coda, mentre dovrebbero essere al centro dei pensieri e delle azioni; che la ripresa riguardi tutti tranne loro.
Che riflessioni si possono fare a questo punto?
Se posso aggiungere vorrei sottolineare che anche il conflitto ideologico che impedisce una reale parità tra le famiglie che scelgono la scuola pubblica statale e quelle che scelgono la pubblica paritaria, sta creando le premesse per una ripresa a settembre molto difficile. Questa poteva essere veramente l’occasione per riconoscere a tutti i genitori il diritto – di dovere di scegliere la scuola che desiderano per i loro figli, indipendente dal censo o dal numero dei figli ma ad oggi sembra l’ennesima occasione sprecata, non tanto per le scuole ma per le famiglie di questo paese.


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