Se la solidarietà diventa uno stile di vita

di Alessandra Scolari | 4 Aprile 2023
Apriamo questa storia con una formula fiabesca: “c’era una volta” la disponibilità e la solidarietà di persone che sceglievano di condividere un tratto di vita in situazioni di emergenza e governi che, invece di armi, inviavano negli Stati, colpiti da carestie e guerre, personale qualificato.  Bianca Maria Melchiori, grezzanese, terza di cinque sorelle, a 30…

Apriamo questa storia con una formula fiabesca: “c’era una volta” la disponibilità e la solidarietà di persone che sceglievano di condividere un tratto di vita in situazioni di emergenza e governi che, invece di armi, inviavano negli Stati, colpiti da carestie e guerre, personale qualificato. 
Bianca Maria Melchiori, grezzanese, terza di cinque sorelle, a 30 anni lasciò l’ospedale di Borgo Trento e, con il Cuam, dal 1978 al 1980 andò in Uganda, nell’ospedale di Kalongo, a fianco di padre Giuseppe Ambrosoli – a novembre 2022 dichiarato beato da papa Francesco – aiutandolo a educare le donne africane a gestire i reparti ospedalieri. Se il “grande dottore”, curando i malati dai danni della guerra, donava loro simpatia e coraggio, l’infermiera Bianca Maria si accertava che i malati seguissero gli ordini del medico.
Anche Bianca Maria rimase affascinata da padre Ambrosoli per le sue capacità professionali e umane, tanto che divenne il suo punto di riferimento, incarnando quello spirito missionario che l’accompagnò per tutta la vita.
Padre Ambrosoli costruì tra il 1958 e 1959 l’ospedale di Kalongo – che oggi porta il suo nome – con le case per medici, missionari e suore, convinto che «solo gli africani salveranno l’Africa» e alla fine degli anni ‘70 decise di aprire la Scuola di Ostetricia «St. Mary Midwifery School», mentre l’infermiera veronese, con la sua esperienza, contribuì ad addestrare le ragazze africane nell’assistenza delle neomamme.
Bianca Maria con padre Ambrosoli mantenne rapporti professionali ed epistolari: l’ultima lettera ricevuta è datata novembre 1986. Il dittatore ugandese Idi Amin Dada, il 13 febbraio 1987, costrinse padre Ambrosoli a chiudere l’ospedale di Kalongo ed evacuare pazienti, personale e attrezzature. Per mettere tutti in salvo a Lira, si ammalò e morì tra la sua gente, venerdì 27 marzo 1987. La sua salma venne portata a Kalongo, però «il suo spirito restò nel cuore di coloro che lo conobbero».
Bianca Maria quando lo ricordava diceva «era una goccia d’acqua fresca, in una tragedia infinita, che colpiva specialmente i bambini». Una “goccia” necessaria tanto che quando, nel 1984, il Ministero degli Esteri la invitò ad andare a Macallè (o Makallè) in Etiopia «per gestire un campo profughi che ospitava 10mila tra anziani e bambini, abbandonati a sé stessi» accettò, pur consapevole dei pericoli. Vi rimase sette mesi. Tornò colpita anche da questa tragedia umana, dove, a causa della carestia e della guerra civile, morirono oltre un milione di persone.
Fatte queste indelebili esperienze Bianca Maria incontrò Raffaele Grobberio e si sposarono con il beneplacito di mamma Santina Dal Corso, che disse «ha deposto la valigia». Già, ma non il suo spirito missionario che la portò ad essere sempre vicina ai più fragili.  
Non è un caso se Bianca Maria e il marito, per anni, ospitarono d’estate Zhanna, una ragazzina di Chernobyl, con la quale rimasero sempre legati, tanto che nell’aprile 2022 Zhanna con il marito e i due figli furono loro ospiti (per oltre un mese) a Grezzana. Quando le si chiedeva «perché?», la risposta era pronta «Finché c’è vita, si fa…», dimostrando che, nonostante la salute malferma, era più che mai vivo il suo spirito missionario. Zhanna, con la preoccupazione nel cuore per la guerra in Ucraina, nel giorno delle esequie di Bianca Maria Melchiori, inviò una lettera con parole di grande gratitudine e la richiesta di protezione dal cielo anche per la sua famiglia.