Enrico Tirri: «Oltre 5 milioni di italiani hanno una patologia reumatica»
di Claudio Capitini | 16 Gennaio 2026Dolore articolare, rigidità e difficoltà nei movimenti: le patologie reumatologiche riguardano milioni di persone e rappresentano una delle principali cause di disabilità. Spesso associate all’età avanzata, possono in realtà colpire anche i giovani e coinvolgere non solo le articolazioni, ma più organi e apparati. Ospite di Verona Salute su Radio Adige TV è Enrico Tirri, direttore della Reumatologia dell’Ospedale del Mare di Napoli e membro della Società Italiana di Reumatologia. Presidente e responsabile scientifico dell’annuale Congresso di Reumatologia, svoltosi nell’ottobre 2025, Tirri ha ripercorso i temi chiave dell’incontro, soffermandosi sull’importanza della diagnosi precoce, sul valore della prevenzione, sulle più recenti terapie biotecnologiche e sul ruolo sempre più centrale dell’intelligenza artificiale nella pratica clinica.
Che cosa si intende per malattie reumatologiche e quanto sono diffuse?
Le malattie reumatiche sono oltre 200 e comprendono diverse tipologie. Ci sono i reumatismi degenerativi, come l’artrosi, che è tra le patologie più diffuse, ma anche le artriti infiammatorie di genesi autoimmune. Esistono poi i reumatismi extra-articolari, come la fibromialgia, che interessa fasce muscolari e tendini e si manifesta con dolori diffusi, ed è molto frequente. In Italia si contano circa cinque milioni di persone affette da patologie reumatiche. Se non curate e soprattutto se non diagnosticate in tempi brevi, queste malattie possono diventare tendenzialmente invalidanti, creando disabilità e costi sociali elevati per il sistema sanitario nazionale. Per questo la diagnosi precoce è fondamentale.
Perché avete scelto un approccio multidisciplinare per il Congresso di Reumatologia?
Perché le malattie reumatiche non sono patologie esclusivamente articolari, ma possono essere potenzialmente sistemiche, coinvolgendo diversi organi e apparati. In quanto responsabile scientifico del congresso, ho quindi ritenuto fondamentale coinvolgere specialisti come dermatologi, gastroenterologi e oculisti, che si interfacciano quotidianamente con i reumatologi. Un esempio è la psoriasi, una malattia dermatologica che in circa il 30% dei casi può associarsi a un’artrite, dando origine all’artrite psoriasica. È questa complessità clinica che rende la multidisciplinarietà un elemento centrale nella presa in carico del paziente e uno dei temi chiave del congresso.
Negli ultimi anni queste patologie colpiscono sempre più persone giovani. A cosa è dovuto questo cambiamento?
Oggi l’esordio delle malattie reumatiche autoimmuni è più frequente nella fascia di età compresa tra i 18 e i 40-45 anni. Le patologie reumatiche autoimmuni, infatti, sono legate a un’alterazione del sistema immunitario e tendono a manifestarsi in età più giovane, perché l’autoimmunità nei giovani è più florida. In passato si parlava soprattutto di artrosi e osteoporosi come patologie che insorgono più avanti negli anni. Questo cambiamento è legato anche ad un aumento delle conoscenze e a una maggiore capacità di riconoscere precocemente queste malattie.
Quanto conta la prevenzione primaria nelle malattie reumatologiche?
È fondamentale. Fino a qualche tempo fa le malattie reumatiche erano considerate patologie inesorabili, mentre oggi numerosi studi dimostrano che la prevenzione può fare la differenza. Il fumo di sigaretta, ad esempio, aumenta del 20–30% il rischio di sviluppare l’artrite reumatoide, percentuale che può arrivare al 50% nei soggetti con predisposizione genetica. La prevenzione passa anche dall’alimentazione: la dieta mediterranea, associata a una terapia farmacologica adeguata, migliora l’attività di malattia. Un ruolo importante lo ha inoltre l’attività fisica, soprattutto nelle fasi di remissione, per mantenere l’articolarità.
Come si è evoluto l’approccio terapeutico negli ultimi anni?
Negli ultimi vent’anni l’approccio terapeutico alle malattie reumatiche è cambiato profondamente. Dai primi anni Duemila sono stati introdotti i farmaci biotecnologici, utilizzati in patologie come artrite reumatoide, artrite psoriasica e spondilite anchilosante. Agiscono in modo mirato bloccando le citochine, responsabili dell’infiammazione, e consentono di raggiungere più facilmente la remissione rispetto ai farmaci tradizionali. Questi trattamenti sono somministrati per via sottocutanea, ma oggi esistono anche terapie per via orale. Grazie a questi progressi, le malattie reumatiche infiammatorie possono essere affrontate in modo efficace e, con una diagnosi precoce e una terapia adeguata, è possibile garantire al paziente una qualità della vita adeguata.
Che ruolo ha oggi l’intelligenza artificiale in reumatologia?
L’intelligenza artificiale ha ormai fatto ingresso anche in reumatologia e consente di gestire una grande quantità di dati, sia in fase di diagnosi sia nel percorso terapeutico. Viene utilizzata soprattutto nell’imaging, radiografie, risonanza magnetica ed ecografia articolare, e rappresenta un supporto importante, senza mai sostituire il medico
Che cos’è la biopsia sinoviale e perché è così importante?
La biopsia sinoviale è una tecnica estremamente innovativa. Consiste nel prelevare un piccolo campione di sinovia, il tessuto che riveste internamente le articolazioni, per analizzarlo e indirizzare la terapia. In base al risultato, è possibile scegliere tra i diversi farmaci biotecnologici quello più adatto a quel tipo di artrite.
Si può parlare di guarigione completa dalle malattie reumatiche?
Quando si tratta di malattie croniche autoimmuni, la guarigione completa è difficile. Oggi, però, è più facile raggiungere la remissione, una condizione che consente al paziente di recuperare una buona qualità della vita. Nelle fasi di remissione cerchiamo di ridurre il più possibile i farmaci, allungando i tempi di somministrazione. Questo è reso possibile soprattutto dai farmaci biotecnologici, che permettono di limitare l’uso di cortisone, antinfiammatori e altri immunosoppressori. La guarigione completa resta rara, ma in casi eccezionali, soprattutto con una diagnosi molto precoce, è possibile sospendere la terapia e limitarsi a monitorare il paziente nel tempo.
Perché la diagnosi precoce è così determinante?
Perché fa davvero la differenza, anche se non sempre è facile. Per questo lavoriamo molto con i medici di medicina generale, che sono il front office, i primi a intercettare il paziente. Forniamo loro le cosiddette “red flags”, i segnali d’allarme che devono portare a un invio diretto al reumatologo, evitando percorsi non appropriati quando ci si trova di fronte a un’artrite conclamata.
Qual è il ruolo delle vaccinazioni nei pazienti reumatologici?
Sono essenziali. I pazienti reumatologici sono considerati pazienti fragili: sono affetti da malattie autoimmuni e spesso assumono farmaci immunosoppressori. Per questo devono vaccinarsi. La Società Italiana di Reumatologia ha pubblicato nel 2024 linee guida specifiche sulle vaccinazioni. Proprio per questo abbiamo attivato un ambulatorio vaccinale dedicato, che consente al paziente di vaccinarsi nella stessa sede in cui viene seguito, favorendo l’adesione alla vaccinazione, grazie al confronto diretto con il medico che lo accompagna nel percorso di cura.
Le malattie reumatologiche riguardano anche l’età pediatrica?
Sì, ed è importante sottolinearlo. Le malattie reumatologiche non sono patologie dell’anziano: esistono reparti di reumatologia pediatrica anche in Italia. Alcune forme, come l’artrite idiopatica giovanile, se diagnosticate e curate tempestivamente, possono andare in remissione e anche guarire. Esistono poi altre patologie reumatiche dell’età pediatrica, come vasculiti e connettiviti, che richiedono percorsi di cura specifici, perché l’approccio terapeutico è diverso rispetto a quello dell’adulto. In questo contesto sono fondamentali gli ambulatori di transizione, che accompagnano il paziente dall’età pediatrica alla reumatologia dell’adulto.
Il cambiamento climatico influisce sulle malattie reumatiche?
In qualche modo sì. Il clima incide sulle patologie reumatiche, anche se in modo diverso a seconda del tipo di malattia. Nelle forme infiammatorie articolari, l’esposizione al caldo e ai raggi solari è totalmente sconsigliata, perché può peggiorare l’infiammazione. Nei reumatismi degenerativi, come l’artrosi, il caldo può invece dare beneficio, mentre freddo e umidità possono scatenare crisi dolorose più acute. Anche gli sbalzi termici, dal caldo al freddo, possono essere dannosi. Il clima può quindi influenzare le malattie reumatiche sia in senso positivo sia in senso negativo.


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