Michele Dall’Ó e Silvano Paiola - presidente WWF e fotografo

Michele Dall’Ó e Silvano Paiola: «L’abbattimento del lupo non è la soluzione»

di Claudio Capitini | 7 Gennaio 2026

L’abbattimento di un lupo in Lessinia, primo caso dopo il declassamento del suo status di protezione in seguito al decreto di rimozione della Provincia autonoma di Trento, ha riacceso il dibattito pubblico sulla convivenza tra uomo e grandi carnivori. Una questione che riguarda anche la salute, dal momento che la salute degli ecosistemi è strettamente connessa alla nostra. Ospiti di Verona Salute su Radio Adige TV, Michele Dall’Ó, presidente del WWF Verona e ricercatore naturalistico, e Silvano Paiola, fotografo e autore del libro 10 anni con i lupi dei Monti Lessini, hanno offerto due prospettive complementari: da un lato l’analisi scientifica e gestionale del ruolo del lupo negli ecosistemi, dall’altro il racconto diretto e visivo di una specie tornata a popolare le montagne veronesi dopo oltre un secolo di assenza. 

Cosa pensa a proposito dell’abbattimento del lupo in Lessinia?

Michele Dall’Ó: Si è scelto di procedere all’abbattimento del lupo con la falsa speranza di ridurre i danni da predazione. Le evidenze scientifiche dimostrano l’esatto contrario: il conflitto si risolve investendo sulla prevenzione, soprattutto in aree dove il branco è presente da anni, come a Malga Boldara. Senza un reale miglioramento delle misure preventive e delle strategie di gestione, un abbattimento di questo tipo ha effetti molto limitati.

Il declassamento dello status di protezione rende il lupo una specie cacciabile?

M: No. Il lupo non è una specie cacciabile in Italia. È ancora tutelato da una stretta e rigida normativa europea: è cambiato lo status, ma non il principio di protezione. Eventuali abbattimenti rientrano in quote stabilite su rigorosi studi scientifici di ISPRA, valide per tutte le regioni, e devono rispettare criteri molto stringenti imposti dall’Unione europea.

Quali conseguenze ha l’uccisione di un lupo sulla biodiversità?

M: Possono esserci conseguenze sia all’interno del branco che nell’ambiente. Un abbattimento effettuato a caso può destabilizzare il branco e produrre effetti inattesi, talvolta persino opposti a quelli auspicati, come un aumento delle predazioni. Il lupo è un elemento chiave dell’ecosistema: rimuovendolo si innescano effetti a cascata, come dimostrato dagli studi condotti sui lupi del Parco di Yellowstone negli Stati Uniti.

Quali alternative concrete esistono all’uccisione?

M: L’abbattimento genera negli allevatori l’illusione di una soluzione facile e immediata, ma le evidenze dimostrano che può addirittura produrre effetti contrari. La soluzione più efficace resta la prevenzione: recinti elettrificati realmente efficaci, ricoveri notturni, cani da guardiania, come i pastori abruzzesi, e sorveglianza umana. 

Se non ha base scientifica, che senso ha l’abbattimento?

M: L’unico significato che assume è di tipo politico. A dimostrarlo sono le reazioni di quasi esultanza seguite all’abbattimento di Malga Boldara e la richiesta di una nuova rimozione in un’area confinante avanzata da un consigliere regionale, più che da istituzioni sulla base di studi approfonditi, in un contesto peraltro segnato dalla campagna elettorale.

La convivenza è davvero così difficile?

M: Purtroppo sì, soprattutto dopo l’uccisione del jogger Andrea Papi nel 2023, che segna uno spartiacque nel rapporto tra comunità e grandi carnivori. Riprendendo le riflessioni del ricercatore Filippo Zibordi, già impegnato nel progetto Life Ursus, la convivenza si fonda su tre assi portanti: la gestione degli esemplari problematici, la ricerca scientifica e un’informazione corretta. Quando anche solo uno di questi elementi viene meno, la convivenza diventa molto difficile, se non impossibile.

Di cosa parla il suo libro «10 anni con i lupi dei Monti Lessini»?

Silvano Paiola: Il libro non parla solo di lupi ma racconta i Monti Lessini nel loro insieme. Il lupo è un protagonista, ma serve a mettere in luce lo stato di salute dell’ambiente. La sua presenza su una montagna è un indicatore di qualità ecologica. Il libro nasce da fotografie e dall’esperienza condivisa di due amici che cercano di stare nell’ambiente, rispettandolo.

Che tipo di carnivoro è il lupo?

S: È al vertice della piramide alimentare. Sta in cima alla catena e svolge un ruolo fondamentale di regolazione naturale.

Quanto è difficile fotografare il lupo?

S: Molto, serve conoscere i luoghi e capire il singolo animale. In questo modo sono riuscito anche a fotografare gli ultimi cuccioli di Slavc, il lupo che ha dato origine al ripopolamento delle Alpi orientali dopo oltre un secolo di assenza.

Perché i lupi stanno tornando sulle Alpi?

S: Per due motivi principali: l’abbandono delle aree montane, con lo spostamento delle persone verso i centri abitati, e il ritorno degli ungulati. In queste condizioni il lupo trova habitat e prede adatti a stazionare.

Da quanto tempo si occupa dei lupi e con quale atteggiamento?

S: Da più di dieci anni. Ormai non ho più il timore iniziale. La conoscenza diretta riduce la paura e restituisce misura al racconto della fauna selvatica.