Dolcevita quanto ci piaci!
di Sara Avesani | 2 Gennaio 2026Il dolcevita è uno di quei capi che raccontano la storia della moda con una linearità solo apparente. La sua origine risale alla fine dell’Ottocento, quando compare come indumento funzionale nel mondo sportivo e navale: lo indossano marinai, schermidori e atleti per proteggere il collo dal freddo. In questa fase è un capo tecnico, privo di qualsiasi ambizione estetica, affine al cardigan e al pullover che lo precedono.
È tra gli anni Venti e Trenta del Novecento che compie il primo salto simbolico. In un’epoca segnata dalla liberazione dai corsetti e da una nuova idea di corpo, viene adottato dalle donne come alternativa pratica e moderna. Parallelamente entra nel guardaroba maschile borghese. Nel dopoguerra, tra anni Cinquanta e Sessanta, diventa la divisa non ufficiale di filosofi, architetti e artisti: dai caffè di Saint-Germain-des-Prés agli atelier del modernismo europeo, il collo alto incarna rigore, concentrazione e un consapevole distacco dal superfluo.
Negli anni Settanta assume invece una valenza politica e identitaria. È indossato dai Black Panthers, dagli attivisti e dalle femministe, perché capace di sottrarre il corpo allo sguardo senza negarne la presenza, rifiutando i codici tradizionali di genere. Nello stesso periodo entra definitivamente nella moda di sistema, reinterpretato da stilisti come Halston e Yves Saint Laurent come capo unisex, minimale, trasversale. È in questa lunga genealogia che si inserisce l’aneddoto di Steve Jobs. All’inizio degli anni Ottanta, durante una visita agli stabilimenti Sony in Giappone, rimane colpito dalle uniformi aziendali disegnate da Issey Miyake. Preso dall’idea di ridurre il guardaroba a pochi elementi coerenti, chiede allo stilista di creare per lui un dolcevita nero. Da quel momento diventerà il suo segno distintivo: lo indosserà per decenni, trasformandolo nell’emblema di una disciplina creativa e di un potere silenzioso. Questo capo attraversa così oltre un secolo di storia senza perdere forza.
Ed è anche per questo che resta uno dei più affascinanti e sottilmente sexy: sugli uomini costruisce un’aura intellettuale, sulle donne esprime sicurezza, eleganza ed essenzialità.


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