Il progetto “Veronensis” dona 5.500 euro ad ABEO Verona
di Redazione | 26 Dicembre 2025Il progetto Veronensis ha mantenuto la sua promessa solidale e messo sotto l’albero di Natale un aiuto concreto per bimbi e famiglie che si trovano ad affrontare percorsi di oncoematologia pediatrica.
Martedì mattina, infatti, a Casa Fantelli è stato consegnato nelle mani del presidente di ABEO Verona, Guido Vincenzi, l’assegno di 5.500 euro. Un risultato ottenuto grazie ai Veronensis e sostenitori dell’Associazione Culturale Historia APS. Leonardo Ferri, ideatore e autore degli scatti, coglie l’occasione per ringraziare tutti gli organi di Stampa per il prezioso supporto nella divulgazione.
Veronensis è un libro fotografico, ma soprattutto l’atto primo di un racconto collettivo. 130 ritratti in bianco e nero, frutto di un anno di lavoro, che compongono una narrazione viva e corale della città.
«Questo progetto nasce come un gesto di gratitudine – spiega il fotografo Leonardo Ferri, curatore del progetto – perché Verona mi ha accolto come un figlio. Sono arrivato qui dieci anni fa e questa città è diventata la mia casa. Con “Veronensis” ho voluto restituire qualcosa, raccontando la mia storia attraverso le storie di chi la rappresenta e la compone».
Nato a settembre 2024 per celebrare i primi dieci anni di vita di Ferri in terra scaligera, Veronensisimprime su pellicola un tempo, dei volti e dei passaggi epocali della città. Un ritratto collettivo e intimo capace di fissare nel tempo la bellezza quotidiana di Verona e delle persone che la rendono viva. Un’opera che, nel tempo, diventerà memoria condivisa di un’epoca e testimonianza di una città che si riconosce nella propria comunità.
«Non volevo fosse un progetto verticale, autocelebrativo – racconta Ferri –ma un lavoro orizzontale, fatto da e per i veronesi. Tutte le persone coinvolte hanno partecipato attivamente, contribuendo anche con la propria fiducia e la segnalazione, a loro volta, di altri “volti simbolo”. Per questo dico che Veronensis non è un lavoro a quattro mani, ma a 260 mani. Tante quanti i soggetti che ho avuto l’onore di incontrare e di scattare nella loro routine e talvolta in situazioni inusuali. Quello che presenteremo è solo il primo volume di altri. La considero una missione personale e collettiva che ogni volta andrà anche a sostenere cause sociali del territorio».


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