Il futuro del volontariato si alimenta con lo scambio intergenerazionale

di Redazione | 5 Dicembre 2025

C’erano una volta le associazioni solidali, le Odv (Organizzazioni di volontariato), gli enti di Terzo settore. C’erano una volta e ci sono ancora, fortunatamente vive e propositive. Accanto a loro, però, un nuovo panorama – vario, variegato e vivace – di nuove realtà informali, meno strutturate, spesso formate da giovani, che si mettono in gioco partecipando e contribuendo alla vita pubblica. Realtà a cui il CSV, Centro di Servizio per il Volontariato, guarda con molta attenzione e con le quali, in occasione della 40a Giornata Internazionale del Volontariato che si celebra oggi, 5 dicembre, costruisce un ponte con le associazioni tradizionalmente intese.

Gli ultimi dati Istat a disposizione, a livello nazionale, mostrano come i volontari (4,7 milioni di persone) siano in calo rispetto al decennio precedente. Il Nord Est si conferma l’area più attiva ma anche qui in leggera flessione. Tuttavia, cresce (un +13%) chi combina impegno organizzato e aiuti diretti. Aumentano anche le reti leggere, le esperienze temporanee, le nuove forme “dal basso”. Nuove modalità di attivismo colmano e anzi superano il gap delle forme più tradizionali di associazionismo.

«Vogliamo dunque proporre un ideale patto generazionale tra giovani, anche impegnati in realtà informali, e volontari confluiti in associazioni più tradizionali e storiche, perché insieme, contaminandosi, proseguano l’importante opera per uno sviluppo sostenibile e integrale. La chiave per il futuro è proprio in questa relazione e nel confronto», spiega Alberto Speciale, membro del consiglio direttivo del CSV e tesoriere. Il messaggio che CSV intende mandare in questa Giornata è dunque quello di un invito alla partecipazione, in qualunque forma essa sia, in quanto, appunto, “Partecipare crea futuro”. Un auspicio importante che accompagnerà le attività del 2026, già ribattezzato dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite “Anno internazionale dei volontari per lo sviluppo sostenibile”, riconoscendo il volontariato come un potente mezzo di attuazione dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile. Un anno che si preannuncia dunque intenso soprattutto a fronte dei recenti report che indicano come, a livello globale, solo il 18% dei target di sviluppo dell’Agenda sarà raggiunto entro il 2030, l’Europa perde terreno su disuguaglianze, ecosistemi e partnership e l’Italia peggiora in sei Obiettivi su 17: critica la situazione di povertà, ecosistemi e governance.

In questo quadro ben poco positivo, è chiaro come diventa importante il contributo di volontarie e volontari impegnati nelle diverse aree per la “sostenibilità integrale”, consapevoli che dimensione economica, sociale e ambientale, sono interconnesse, superando il concetto di sola sostenibilità tradizionale: non si può separare il benessere del pianeta da quello delle persone, oltre alla cura dell’ambiente va tenuto conto della giustizia sociale, l’equità e la dignità di tutti, specialmente dei più vulnerabili. Questa visione crea valore condiviso, resilienza, innovazione. Permette di raggiungere uno sviluppo che soddisfi le esigenze del presente, senza compromettere le generazioni future.