Le storie e i volti del trapianto renale a Verona in una mostra
di Redazione | 8 Ottobre 2025Verona racconta una storia di medicina e di umanità, una storia che attraversa oltre mezzo secolo e più di tremila trapianti di rene. È una storia fatta di coraggio e di scelte, di scienza e di empatia, di vite che hanno ripreso a scorrere grazie alla forza del dono. Nasce da qui la mostra fotografica 3000 e oltre. Le storie, i volti, il percorso del trapianto renale a Verona, promossa da ARTI – Associazione Reni Trapiantati Italiani, che da oltre vent’anni affianca pazienti e famiglie nel percorso della cura e della rinascita, e curata da Erika Prandi, storica dell’arte e giornalista.
L’esposizione, allestita nella Sala Birolli e aperta dall’11 al 14 ottobre 2025, presenta un itinerario visivo e narrativo composto da circa cinquanta fotografie, oltre a lettere, testimonianze e articoli di giornale. Il percorso intreccia memoria storica e sensibilità contemporanea, raccontando la nascita e lo sviluppo di una pratica medica che a Verona ha trovato terreno fertile, fino a diventare un punto di riferimento nazionale. Ma soprattutto racconta persone: pazienti, donatori, medici, infermieri, famiglie. Tutti uniti da un filo invisibile – quello della vita condivisa.
Il giorno dell’inaugurazione sarà possibile ammirare, in esclusiva e solo per la durata dell’evento inaugurale, alcuni strumenti chirurgici originali del professor Piero Confortini, messi a disposizione dalla figlia Isabella Confortini. Un’occasione unica per entrare in contatto diretto con le radici storiche di questa straordinaria avventura medica.
Il percorso espositivo
Il percorso si apre con la sezione “Piero Confortini”, dedicata al chirurgo che nel 1968 eseguì all’Ospedale Maggiore il primo trapianto di rene in Veneto. Figura pionieristica, Confortini fu tra i primi in Italia a sperimentare l’emodialisi e a promuovere la cultura della donazione. Alla sua visione si deve non solo l’avvio dell’attività trapiantologica veronese, ma anche la nascita di una scuola di medici e ricercatori che ancora oggi portano avanti la sua eredità. Nel 2010, il suo nome è stato dato al Polo Chirurgico “Confortini”, oggi centro di eccellenza e simbolo di una medicina che non dimentica la sua dimensione umana.
La seconda sezione, “In cammino fino ai 3.000 trapianti”, racconta come la trapiantologia sia cresciuta nel tempo, tra progressi scientifici e sfide quotidiane. Dall’immagine in bianco e nero che ritrae l’equipe chirurgica del primo trapianto di rene, si passa alle fotografie a colori dell’era digitale in cui si riconoscono i volti di chi ha operato sotto la guida dapprima del professor Giusto Ancona, poi del dottor Luigino Boschiero, figura chiave di questo lungo percorso. Tra strumenti che sono cambiati nel tempo e nuovi protocolli, emerge una costante: il valore del lavoro di squadra.
Con la sezione “La gioia del dono” il tono si fa più intimo. Qui la medicina lascia spazio alle persone. Le fotografie mostrano chi ha donato e chi ha ricevuto, coppie di sposi, fratelli, figli e sconosciuti uniti da un atto di generosità che ha trasformato due destini. Il percorso si apre con l’immagine storica di Lino Battaglia, primo donatore di rene a Verona, e prosegue con volti e parole di chi ha donato o ricevuto: storie di coraggio, attese e rinascite. Tra queste spicca Rina Pistolato, 80 anni, che vive con il rene donatole dalla madre nel 1972. Oggi quel rene ha 109 anni: uno dei casi più longevi in Italia. Ogni ritratto è accompagnato da una frase scelta dai protagonisti, parole che parlano di gratitudine, timore, rinascita. In queste storie non ci sono eroi, ma persone comuni che, con semplicità, hanno saputo dire sì alla vita.
La quarta sezione, “Insieme per la vita”, racconta la nascita e il percorso di ARTI – Associazione Reni Trapiantati Italiani, fondata nel 2001 da Luigi Cervato e oggi guidata da Rossella Rossi. ARTI non è solo un punto di riferimento per i pazienti, ma una realtà culturale che diffonde la consapevolezza del dono attraverso progetti nelle scuole, incontri pubblici, eventi artistici e giornate di sensibilizzazione. Una voce corale che dà continuità alla memoria di chi ha ricevuto e mantiene vivo il dialogo su una medicina che cura ma anche educa, unisce, ispira.
Chiude il percorso “Oltre”, la sezione dedicata a ciò che avviene dopo il trapianto: la vita che riparte. Qui i protagonisti sono i trapiantati che raccontano i propri traguardi – una laurea, un viaggio, una gara vinta – e i medici che guardano avanti. Tra le immagini più significative, quella del primo trapianto di rene in Veneto eseguito interamente con tecnica robotica mininvasiva da donatore vivente, avvenuto a Verona nel giugno 2025. I protagonisti sono due fratelli, Ermanno e Guido Pallaver: uno ha donato, l’altro ha ricevuto. Il loro gesto diventa simbolo di una medicina che evolve restando profondamente umana.
Durante la mostra, un maxischermo trasmetterà in continuo le interviste ai fratelli Pallaver, al professor Alessandro Antonelli, attuale direttore del programma trapianti, e a Isabella Confortini, figlia del professor Piero Confortini. Le testimonianze, strutturate in blocchi tematici, possono essere ascoltate in un angolo audio dedicato, uno spazio raccolto che consente di immergersi nelle voci senza disturbare la visione. È un modo per ascoltare la storia dalle parole di chi l’ha vissuta, passo dopo passo.
Domenica 12 ottobre, alle ore 16, la Sala Birolli ospiterà un incontro con lo psichiatra Luigi Trabucchi, dal titolo “Ma io chi sono… dopo il dono? Trapianto e ricerca di sé”, moderato dal giornalista Marco Cerpelloni. Un dialogo aperto sul tema dell’identità e della rinascita, per riflettere su come il trapianto, oltre a salvare la vita, ne trasformi il significato più profondo.


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