La Pasqua della Resistenza
di Il Barbero scaligero | 20 Maggio 2025Verona, primavera 1797. Mentre l’Adige scorre ignaro sotto ai ponti e i ciliegi fioriscono, la resistenza contro l’occupazione francese esplode come un colpo di cannone. Non si tratta di un semplice atto di ribellione: le Pasque Veronesi sono una di quelle pagine di storia che, pur non avendo cambiato il corso degli eventi, restano nel cuore della memoria collettiva.
Nel 1796 Napoleone ha già attraversato le Alpi, e Verona, come molte altre città italiane, si ritrova sotto il giogo francese. In pochi mesi il Nord Italia si piega alle sue legioni, e Verona, città della Serenissima, si ritrova sotto “protezione” francese. Il popolo però non ci sta, è esausto e mal tollera l’arroganza dei nuovi liberatori. Il 17 aprile 1797, Lunedì dell’Angelo, è il giorno decisivo: Verona esplode in una rivolta popolare che durerà nove giorni, fino al 25 aprile. I veronesi si barricano nelle strade, armati di fucili, energia e orgoglio. A comandare la resistenza non ci sono generali, ma artigiani, contadini, sacerdoti e nobili locali che improvvisano strategie da retrobottega e miracoli tattici tra una via e l’altra. Le forze francesi rispondono con brutalità, ma la resistenza veronese combatte per giorni, fino a quando le forze imperiali austriache non arrivano a mettere fine alla rivolta, con l’armistizio di Campoformio che segna la fine della Repubblica Veneta.
La Pasqua veronese del 1797 di fatto non ha cambiato le circostanze degli eventi, ma ha scritto un capitolo indelebile nella storia di Verona, fatto di sangue, rivolta e unione: un mix degno della miglior tragedia shakespeariana. D’altronde, siamo pur sempre a Verona.
“La rivoluzione è un’opinione che trova delle baionette”
Honoré de Balzac, Massime e pensieri di Napoleone


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