La contessa che amava Verona
di Il Barbero scaligero | 22 Marzo 2025Nel vasto e pittoresco panorama della nobiltà veronese dell’Ottocento, un personaggio spicca per la sua singolare capacità di farsi voler bene… più o meno. Parliamo di Caterina Bon Brenzoni, una delle prime umaniste italiane.
Nata nel 1813 dal conte Alberto Bon e dalla marchesa Marianna Spolverini, in una delle famiglie più influenti della città, Caterina era colta, intraprendente e – dettaglio non trascurabile – piuttosto testarda. Amava la poesia e la letteratura e il suo carattere deciso la portò a scontrarsi con il bel mondo veronese, che non era esattamente pronto per una donna con troppe opinioni. Quell’epoca, si sa, era straordinaria (più per gli uomini). La sua vita, colpita da diverse tragedie (tra cui la morte di due figli in tenera età), fu scandita dalla scrittura e dalla promozione delle arti, nonostante i mugugni della nobiltà locale. Si dice che il suo salotto fosse frequentato da letterati e intellettuali, attratti tanto dalla sua intelligenza quanto dalla sua lingua affilata. Ma, come spesso accade, il talento femminile era più un problema che un pregio, e la società veronese preferì relegarla nel dimenticatoio piuttosto che celebrarla come meritava.
Oggi il suo nome è poco noto ai più, un’ingiustizia storica che fa quasi tenerezza se pensiamo a quanta energia spese per farsi ascoltare. Forse, se fosse nata un paio di secoli dopo, avrebbe avuto un talk show tutto suo. O almeno un blog al vetriolo.
Oh benedetto il dì della mia vita
Quando scontrai la tua gentil persona
Che tutta vive e si conforma in elle!


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