Un poeta tra osterie, vicoli e versi scanzonati
di Il Barbero scaligero | 23 Gennaio 2025Berto Barbarani, al secolo Roberto Tiberio Barbarani, nacque a Verona il 3 dicembre 1872, e visse in quella città che per tutta la vita gli fece da musa, palcoscenico e – perché no – compagna di bevute. Sì, perché chiunque si avventuri nella storia di questo straordinario poeta dialettale veronese deve fare i conti non solo con i suoi versi, ma anche con i luoghi in cui li compose: le osterie affumicate e i vicoli acciottolati dove la poesia nasceva tra un bicchiere di vino e una carezza del vento sull’Adige.
Figlio di un commerciante, il giovane Berto dimostrò presto di avere poco interesse per i numeri e i conti, ma una gran passione per le parole, soprattutto quelle che suonavano bene in dialetto. Studiò al liceo Maffei di Verona, ma più che i professori sembravano attrarlo le storie della gente comune: pescatori, contadini, artigiani e avventori di osterie, personaggi di una Verona autentica che diventarono protagonisti dei suoi componimenti.
Se qualcuno pensa che Barbarani fosse un poeta serioso e compassato, si sbaglia di grosso. I suoi versi, spesso intrisi di ironia e di una sagace critica sociale, raccontano con leggerezza le gioie e le miserie del popolo veronese, lasciando trasparire una simpatia profonda per i piccoli drammi quotidiani. Nel 1895 pubblicò la sua prima raccolta, “El rosario del cor”, che riscosse un certo successo e gli diede la fama di poeta popolare. Seguirono altre opere, tra cui “El ciàco del sol”, che confermarono il suo talento nel trasmettere, con uno stile ironico e colloquiale, lo spirito della sua amata città.
Un altro capitolo importante della sua vita fu il giornalismo: Barbarani collaborò con diverse testate veronesi e persino con il Gazzettino di Venezia, sempre mantenendo il suo stile arguto e irriverente, capace di far sorridere anche quando raccontava le ingiustizie della società. Barbarani morì il 27 gennaio 1945, lasciando un’eredità culturale che ancora oggi vive tra le strade della città scaligera.
“E no ghe strassa o sasso o finestrela
Berto Barbarani
che qualche cosa de poesia no spanda.”


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