Ippolito Pindemonte

Il poeta che amava i cimiteri

di Il Barbero scaligero | 5 Dicembre 2024

Qualche centinaio di anni fa, a Verona, nacque un gentiluomo che decise che la poesia aveva bisogno di un po’ più di… morte. Nato il 13 novembre 1753 da Luigi, appassionato di pittura, musica ed erudizione, e Lodovica Maria Maffei, nipote del già a noi noto Scipione Maffei, Ippolito Pindemonte crebbe in una famiglia nobile in condizioni più che benestanti. Iniziò la sua carriera letteraria come ogni bravo ragazzo dell’epoca: scrivendo versi in latino al collegio.

Ma fu durante un viaggio in Sicilia che Pindemonte trovò la sua vera passione: i cimiteri. Visitando le Catacombe dei Cappuccini a Palermo, rimase così affascinato dalle mummie che decise di dedicarci un carme. Pindemonte non si fermò qui. Divenne un maestro della poesia sepolcrale, tanto che, quando Ugo Foscolo scrisse “Dei Sepolcri”, Pindemonte rispose con il suo carme omonimo. Un “botta e risposta” a suon di carteggi che divenne storia. Il letterato veronese, nel 1788, fece il suo grand tour in Europa, “flirtò” con la Rivoluzione Francese e tradusse l’Odissea.

Ippolito Pindemonte morì il 18 novembre 1828 e, ironia della sorte, la sua tomba si trova nel pantheon dei veronesi illustri. Chissà se avrebbe apprezzato l’onore o se avrebbe preferito una bella cripta umida.