Storie di mafie e di rinascite
di Redazione | 21 Novembre 2016Sarà Francesco Trotta, autore di “Confiscateli – Storie di mafie e di rinascite”, l’ospite dell’ultimo appuntamento del ciclo di incontri “Un’altra terra, un altro cibo, un altro vino”, organizzato dalla Cooperativa Le Rondini – Altromercato, dall’Assessorato al Turismo e Promozione del Territorio del Comune di Negrar e dalla Cantina Valpolicella Negrar. Domani alle 20.30 a Negrar.
Arriva al terzo e ultimo appuntamento il ciclo di incontri “Un’altra terra, un altro cibo, un altro vino”, organizzato dalla Cooperativa Le Rondini – Altromercato, dall’Assessorato al Turismo e Promozione del Territorio del Comune di Negrar e dalla Cantina Valpolicella Negrar.
Martedì 22 novembre per l’ultimo appuntamento della rassegna sarà presente Francesco Trotta, autore del libro “Confiscateli – Storie di mafie e di rinascite” (Falco Editore) che presenterà il volume a partire dalle 20.30 all’Auditorium di via Cavalieri di Vittorio Veneto, 1 a Negrar.
Parlare di mafie non è mai semplice, ancor meno lo è parlare di antimafia, vero e proprio terreno minato, sotto la cui “bandiera” spesso si annidano interessi e si aggirano personaggi poco limpidi, attratti dal potere e dal prestigio che conferisce l’appartenenza a un determinato schieramento. La mafia, sistema di potere, si annida nei gangli dello Stato e oggi, in un momento storico assai delicato e comunque unico, ci si è accorti, forse tardi, che anche la cosiddetta antimafia è stata “infiltrata” dagli uomini d’onore. Dalle cooperative alle associazioni, dai fondi pubblici ai beni confiscati. Non c’è nulla che apparentemente si possa salvare dai tentacoli di Cosa Nostra, ’Ndrangheta o Camorra. Dalla Sicilia fino alla Lombardia o al Veneto, i beni confiscati alle mafie sono ovunque e quasi non si sa di averli. I beni confiscati sono oggi degli avamposti di un qualcosa che si fa fatica a progettare. Eppure potrebbero essere una leva per far crollare le fondamenta dei feudi mafiosi. Per questo, quella dei beni confiscati è una partita che fa gola a molti. Ma che si deve vincere. Solo in questo modo quello che è un “fenomeno umano” – così diceva Giovanni Falcone della mafia – avrà una fine.
Francesco Trotta (Treviso, 5 gennaio 1986) si laurea in Storia Contemporanea all’Università Ca’ Foscari di Venezia, svolge poi il Master Criminologia critica, prevenzione e sicurezza sociale all’Università degli Studi di Padova, infine consegue la laurea magistrale in Criminologia applicata per l’investigazione e la sicurezza all’Università Roberto Ruffilli di Forlì. Ha collaborato con SAO (Saveria Antiochia Osservatorio Antimafia) a Milano e altri network indipendenti. Attualmente collabora con il Centro Internazionale Civiltà dell’Acqua a Venezia ed è cofondatore della Start up Cosa Vostra, per cui si occupa di tematiche inerenti il contrasto alle mafie.


In Evidenza
Gianfelice Facchetti: «Giacinto era un esempio, da giocatore e da padre»

Cani, gatti e baruffe in convivenza

Il dono di sangue promosso con uno scatto nel concorso FIDAS

Matteo Grezzana: «L’invecchiamento è una conquista»

Olimpiadi invernali 2026: il sogno di Verona

Moltbook: il social network popolato solo da intelligenze artificiali

La solidarietà che cresce: Just Italia investe ancora nel sociale veronese

Fulvio Valbusa: «Quella volta che Punkkinen mi disse: “gara si fa quando gara finisce”»

Sara Simeoni, un oro che continua a brillare


