Elena Carrara: «L’antibiotico-resistenza è una minaccia da non sottovalutare»
di Claudio Capitini | 3 Aprile 2026L’antibiotico-resistenza è oggi considerata una delle principali minacce per la salute pubblica globale: ogni anno provoca circa 1,5 milioni di morti nel mondo, oltre 35.000 in Europa e 12.000 in Italia. Eppure è ancora poco conosciuta e spesso sottovalutata. A Verona Salute, su Radio Adige TV, Elena Carrara, del Dipartimento di Diagnostica e Sanità Pubblica, sezione Malattie Infettive dell’Università di Verona – diretta dalla professoressa Evelina Tacconelli – ha spiegato cos’è questo fenomeno, perché è cresciuto e come lo si può contrastare.
Cos’è l’antibiotico-resistenza e perché è un problema attuale?
Si tratta di un fenomeno naturale per cui, quando si utilizza un antibiotico, i batteri tendono a diventare resistenti attraverso la selezione naturale. Questo processo era già stato previsto da Alexander Fleming, lo scopritore della penicillina, che aveva messo in guardia dal rischio di un uso improprio degli antibiotici. Oggi, infatti, le conseguenze di questo fenomeno sono evidenti: le terapie antibiotiche possono perdere efficacia proprio quando sono più necessarie, ad esempio durante interventi chirurgici, nei pazienti immunocompromessi o nei casi di polmonite.
Perché si parla di “pandemia silenziosa”?
Perché per decenni il problema non ha ricevuto l’attenzione che meritava. Solo negli ultimi anni sono stati dedicati fondi alla sorveglianza e alla ricerca, e i numeri che ne sono emersi sono preoccupanti. In Italia dal 2017 esiste un Piano Nazionale per l’Antibiotico-Resistenza, recepito in modo dettagliato anche dalla Regione Veneto.
Una prescrizione inappropriata degli antibiotici può favorire questo fenomeno?
È uno dei fattori principali. L’uso eccessivo di antibiotici – in medicina umana, ma anche in ambito veterinario e agricolo – alimenta il fenomeno. In Italia circa l’ottanta per cento degli antibiotici viene consumato sul territorio, quindi il ruolo della medicina di base è centrale. Anche i cittadini, però, stanno cambiando atteggiamento: cresce la consapevolezza che l’antibiotico non è sempre necessario, soprattutto nelle infezioni respiratorie di origine virale.
In quali contesti l’antibiotico-resistenza si manifesta con le conseguenze più gravi?
L’antibiotico-resistenza si manifesta con le conseguenze più gravi soprattutto in ambito ospedaliero, dove i pazienti ricoverati – come trapiantati, oncologici o sottoposti a interventi chirurgici complessi – risultano i più esposti al fallimento delle terapie di prima linea. In questi contesti, infatti, la presenza di batteri resistenti è particolarmente elevata: negli ospedali italiani, in alcune situazioni, fino a un microrganismo su due risulta già resistente agli antibiotici comunemente utilizzati.
Qual è il contributo delle case farmaceutiche nella lotta all’antibiotico-resistenza?
Si tratta di un nodo critico, perché negli ultimi anni molte aziende hanno progressivamente abbandonato la ricerca sugli antibiotici, ritenuti meno redditizi rispetto ad altri farmaci, come quelli biologici. Questo ha portato a una situazione in cui i cosiddetti “nuovi” antibiotici sono spesso semplici rivisitazioni di molecole già esistenti, verso le quali i batteri riescono a sviluppare resistenza con maggiore facilità.
Ad oggi esistono soluzioni concrete di fronte a questo problema?
A Verona è attivo dal 2018 il progetto SAVE – Stewardship Antibiotica a Verona – che promuove formazione e monitoraggio dell’uso degli antibiotici tra i medici ospedalieri. Il modello è stato esportato in 24 ospedali europei nell’ambito del consorzio REVERSE. La Regione Veneto ha inoltre messo a disposizione dei prescrittori l’app First Line, con linee guida aggiornate consultabili direttamente da smartphone. Ma il punto di partenza, sottolinea Carrara, resta uno: cambiare i comportamenti. Medici, pazienti e personale sanitario possono tutti contribuire a fermare questa pandemia silenziosa.



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