Filippo Pozzato: «Abbiamo pagato il passato. Ma oggi il ciclismo è pulito»
di Redazione | 26 Marzo 2026Filippo Pozzato, per tutti “Pippo”, è stato uno dei corridori italiani più completi della sua generazione. Passista veloce con uno spunto da velocista, ha vinto la Milano-Sanremo 2006, due tappe al Tour de France e una al Giro d’Italia, sfiorando il podio in alcune delle classiche più dure del calendario – secondo alla Parigi-Roubaix, secondo al Giro delle Fiandre. Professionista dal 2000 al 2018, ha attraversato quasi vent’anni di ciclismo da protagonista, vivendo dall’interno le stagioni più buie dello sport e quelle della rinascita. Oggi organizza eventi ciclistici in Veneto con la sua PP Sport Events. Ospite di Raffaele Tomelleri e Serena Mizzon a Palla Lunga e Raccontare su Radio Adige TV, ha parlato senza filtri del doping, del ciclismo di oggi e di chi, ancora adesso, fatica a lasciarsi il passato alle spalle.
Il ciclismo ha attraversato anni difficili: oggi come lo vede?
Penso che se ne sia parlato fin troppo – e non perché bisogna nascondere qualcosa, ma perché a forza di ripeterlo si fa l’effetto contrario. Ne pagano le conseguenze soprattutto i giovani, che non sanno nemmeno cosa succedeva negli anni precedenti. Io sono convinto che dal 2007-2008 in poi il ciclismo sia diventato molto pulito. La mela marcia sulla cassetta si trova sempre, purtroppo. Ma il 99% dei corridori di adesso è a posto. Anzi, con l’alimentazione, gli allenamenti, tutto quello che si fa oggi, si è arrivati a livelli esasperati – quasi a compensare i problemi del passato.
Dove si annida ancora il problema?
È un problema italiano, e mi dispiace dirlo. L’ho sostenuto anche quando ero vicepresidente dell’associazione corridori: le criticità sono soprattutto qui da noi, non all’estero. Purtroppo ci sono ancora alcuni ex corridori che seguono i giovani con una mentalità un po’ ‘macchiata’. Me ne accorgo direttamente, lavorando con una squadra under 23 e una continental. Detto questo, abbiamo anche esempi straordinari: su Nibali metto la mano sul fuoco, è più che a posto. Ed è uno dei modelli migliori che possiamo offrire.
Se corresse oggi, pensa che riuscirebbe ad adattarsi al ciclismo moderno?
Probabilmente la prima cosa sarebbe litigare con il direttore sportivo, soprattutto per la radio. Il vero problema del ciclismo, però, è che per anni sono stati idolatrati certi direttori sportivi: dall’esterno sembravano dei geni, ma chi li conosce davvero sa che spesso valgono meno di quanto si pensi. Alla fine, ogni generazione ha i suoi limiti e le sue esagerazioni.


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