Viaggio nelle contrade del mitico Colonèl Bastàrdo di Roverè
di Franca Conti | 28 Febbraio 2026Tra i vaj e i boschi sopra Roverè Veronese, là dove la Val Squaranto si incassa tra pareti calcaree e castagneti, le contrade non sono semplici “frazioni”: sono micro-mondi con nomi, storie e soprannomi che ancora oggi definiscono appartenenze. Una delle aree più curiose è quella che in dialetto viene chiamata “Colonèl Bastàrdo de Roarè”, citata anche nelle rievocazioni popolari legate al “Ciamar Marso” (“Incontra Marso” sulle due sponde del vajo).
Ma che cos’è, concretamente, il “Colonel Bastardo”? Più che un paese, è un’area di contrade raccolte attorno ai percorsi che risalgono il vajo di Squaranto verso Jegher. Il termine “colonèl” sembra legarsi al lessico locale dei “colonei” (proprietà comunali date in affitto), parola storica della montagna veronese; l’aggettivo “bastàrdo” appare invece come marchio identitario ironico, nato dal campanilismo tra le vallate.
Le contrade che compongono questo mosaico, lungo i sentieri storici, sono: Lòneri, Squaranto, Scardon, Càmpari, Colombini, Spina, Zègani, Dere, Zuliani (di Qua e di Là), Snell, Kloss ed Erbisti; in zona viene ricordata anche la piccola Spietner, tra Scardon e il crinale.

E qui traspare l’impronta cimbra: molti toponimi rimandano al medio-alto tedesco dei coloni germanici che hanno modellato Lessinia e Roverè. Lòneri viene spiegata dal cimbro lonar; Dere da derre (arido), Erbisti da herbst (autunno), e perfino Spina richiama spanna (filatrice), memoria di lana e filande tra baiti e stalle. Nei lavatoi in pietra rossa, nei portali scolpiti e nei capitelli sparsi, la “tàucias garéida” sopravvive almeno nei nomi.

Oggi queste contrade sono tappe ideali per un’escursione lenta: dal centro di Roverè si scende e si risale tra i vaj, fino a Jegher, seguendo antiche mulattiere. E ogni volta che qualcuno nomina il “Colonèl Bastàrdo”, non sta solo indicando un luogo: sta raccontando un pezzo di Lessinia, dove geografia e memoria parlano la stessa lingua.


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