Lella Costa - Foto di Lorenzo Piano

Lella Costa: «La mia missione? Dare voce alle donne»

di Alice Martini | 3 Ottobre 2025

Gabriella Costa, detta Lella, attrice e doppiatrice italiana, che ha fatto della sua carismatica abilità nei monologhi la cifra stilistica della sua lunga carriera (lunga più di quarant’anni), è tornata come protagonista quest’anno a Verona, nella nuova versione di Lisistrata di Aristofane, su produzione Fondazione INDA – Teatro Greco di Siracusa, all’interno della rassegna dell’Estate Teatrale Veronese. La direzione dello spettacolo è di Serena Sinigaglia, con la quale l’artista lombarda, ormai dal 2021, collabora nella direzione artistica del Teatro Carcano di Milano. Costa, diplomatasi all’Accademia dei Filodrammatici, cominciò il suo percorso artistico negli anni ’70 con primi monologhi, di cui si ricordano Adlib (1987), Coincidenze (1988), Sherazade (2005) e Amleto (2007). Tanti sono stati anche gli impegni radio e televisivi, tra cui Ieri Goggi e domani, La tv delle ragazze e Omnibus.

Quarant’anni di carriera, cosa ricorda in particolare come momenti salienti?

Ritengo di essere stata fortunata nella mia carriera, che ormai è lunga, e costellata di tanti momenti di teatro ma anche di televisione che ricordo aver portato avanti con impegno e cercando una linea coerente nel mio pensiero. Ma più che parlare di “successi” o di momenti di fama, essendo stata spesso autrice o co-autrice, ho sempre pensato di avere un certo privilegio ma anche responsabilità di dover dare una direzione e uno sguardo per poter raccontare la storia delle donne. Sicuramente la produzione “Ferite a morte” merita una citazione, perché è uno dei più salienti per questa particolare “missione” che ho sempre portato avanti nella mia carriera, proprio a rappresentare un messaggio di forza e resilienza del mondo femminile.

Ce ne può parlare?

“Ferite a morte” fu uno spettacolo teatrale contro il femminicidio ideato e condotto da Serena Dandini, nel 2013, per il quale conservo un bel ricordo perché parteciparono tante amiche, tra cui anche Gigliola Cinquetti e Chiara Galiazzo, che aveva appena vinto X Factor. E questo dava il vantaggio di una certa poliedricità dello spettacolo. Tra l’altro eravamo a Verona, proprio al Teatro Romano.

Le piace la città e questo Teatro?

Per me rimane sempre una bellissima esperienza recitare qui. Prima di adesso, ero stata qui l’anno scorso con il Festival della Bellezza, in passato in un altro paio di occasioni, una volta Shakespeare con Amleto e appunto con “Ferite a morte”. Forse ora anche con questa Lisistrata metterò un altro tassello a questa rotta e al mio messaggio di attenzione al mondo femminile.

Come viene resa in questo spettacolo Lisistrata?

L’idea e l’impostazione dello spettacolo è partita da Serena Sinigaglia, regista, insieme alla scenografa Maria Spazzi, e la drammaturgia è stata mantenuta molto fedele ad Aristofane. Lisistrata è secondo la tradizione “colei che scioglie gli eserciti”, donna molto consapevole ed intelligente, padrona della situazione e che ritiene in ogni modo fondamentale porre fine alla guerra. Ha l’idea, da una parte, di coinvolgere le altre donne e convincerle a “sbarrare” le porte dell’Acropolis e quindi impedire qualsiasi contatto con gli uomini, ma anche di muoverle ad impadronirsi del denaro e del tesoro della città. Quindi governano da quel momento. Una figura rivoluzionaria ancora oggi, consapevole di essere leader e per questo registicamente resa anche visivamente in scena. Tutti gli altri personaggi cantano, ballano, si muovono, Lisistrata invece è ferma perché una sorta di “colonna portante” di tutta la vicenda.

Eroina di tragedia o di commedia?

Lo spettacolo è anche divertente ma c’è il rigore del teatro classico, è tutto molto preciso e con una bellissima scenografia che ha nella sua caratteristica più forte numerosi fili e nodi rosso amaranto che partono da un telaio in fondo ad una pedana, che stanno ad indicare le complessità della vicenda ma richiamano anche il rosso del sangue per le vicende che si raccontano.

Quale caratteristica del personaggio in particolare viene resa dalla sua performance?

Per me è stato un onore interpretarla, una soddisfazione personale perché è un ruolo che ha “2500 anni” che porta benissimo (ride, NdR). Ma ho cercato di essere io al servizio del personaggio, la mia voce e la mia interpretazione, forse di mio ho, come anticipavo, la coerenza con questi temi che ho cercato di portare avanti nella mia carriera, che mi portano ad essere credibile nel presentarla.

Come sta andando la nuova esperienza al Teatro Carcano?

Un’esperienza relativamente recente, intrapresa nel 2021, per la quale stiamo preparando il prossimo triennio. È stata una sfida fin dall’inizio, di Carlo Gavaudan che ha rilevato il Teatro ancora durante il covid, di cui poi ha affidato la direzione artistica a Serena Sinigaglia e a me, affiancate anche da Mariangela Pitturo che viene da altre esperienze precedenti di a bito teatrale. Abbiamo molte soddisfazioni, per quello che è uno dei più antichi teatri di Milano, che oggi possiamo dire sta acquistando un’identità precisa anche nella programmazione. Il pubblico ci sta premiando, anche per la nostra speciale “ottica” al femminile.