Jhonny Puttini: «Quella volta che cantai “Volare” con Hulk Hogan»
di Redazione | 25 Luglio 2025È una scomparsa dolorosa e inaspettata quella che ha scosso il mondo del wrestling. Il leggendario Hulk Hogan, nato Terry Gene Bollea, è morto a 71 anni nella sua casa di Clearwater (Florida) per un arresto cardiaco il 24 luglio. La notizia, diffusa per primo dal sito TMZ e confermata da numerose testate internazionali, ha immediatamente scatenato un’ondata di cordoglio da parte di colleghi, ex rivali e fan, come l’arbitro veronese di wrestling Jhonny Puttini.
Una carriera da protagonista assoluto
Nato l’11 agosto 1953 ad Augusta, Georgia, Hogan entrò nella WWF (poi WWE) all’inizio degli anni ’80, diventandone presto il volto più riconoscibile grazie al carisma “larger than life” e al tormentone “Whatcha gonna do?”. Dodici volte campione del mondo (sei titoli WWF e sei WCW), primo wrestler a vincere due Royal Rumble consecutive (1990‑1991), nel 1996 scioccò il pubblico passando al “lato oscuro” e fondando la New World Order in WCW, rilanciando l’intera industria negli anni della cosiddetta Monday Night War. Film, reality‑show e un’intensa attività filantropica hanno ampliato la sua fama ben oltre la WWE. Negli ultimi anni Hogan aveva subito vari interventi a schiena e collo e lottava con problemi cardiaci.
Il ricordo dell’arbitro veronese Jhonny Puttini
Fra le tantissime voci di omaggio spicca quella di Jhonny Puttini, 34 anni, di Bovolone, unico arbitro italiano ad aver fischiato sui ring di cinque continenti che, nelle ore successive alla morte del suo idolo, ha pubblicato un messaggio accorato: «Avevo 15 anni e tanti coetanei mi prendevano in giro per quel mio modo di vestirmi. Una ragazza che mi piaceva (ed a cui io a sua volta piacevo) una volta mi ha chiesto “ma non è infantile essere fan di quel tipo lì?”, era come se avesse parlato male dello zio preferito. E poi? Il poster nella mia cameretta, ricordo ancora bene la sua posizione vicino a quello di Eddie Guerrero separati dal poster dei Kiss solo da uno specchio. Quanto vorrei parlare a quel quindicenne che piangeva tra quei poster quando i suoi problemi di adolescenza (e ne ha avuti di grandi tra cui la salute del padre) sembravano insuperabili ed invece di arrendersi si rifugiava nelle sue passioni. Spesso in quelle situazioni mi chiedevo “Hogan che farebbe?” e trovavo la forza di andare avanti».
E ancora: «Sono distrutto. Hulk Hogan mi ha cambiato la vita, mi è stato vicino nei momenti più duri e dirglielo di persona è stato un privilegio. Ciao Hulk, oggi il Wrestling piange la sua più grande icona e dobbiamo tutti dirti GRAZIE, GRAZIE ed ancora infinitamente GRAZIE. Racconterò sempre con orgoglio di quella volta che ho cantato sul palco con te».


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