Il sacrificio delle suore in BurundiPapa “siano seme di fraternità”
di Redazione | 8 Settembre 2014BUJUMBURA (BURUNDI) – Non serve essere credenti, la drammatica storia che ha sconvolto l’Italia in queste ore getta grande sconforto in tutti. La tragedia consumatasi nella missione saveriana di Kamenge, a nord di Bujumbura, non deve restare impunita.
Lucia Pulici, Olga Raschietti e Bernardetta Boggian non erano eroine, erano semplicemente delle missionarie, che da decenni lavoravano in Africa per alleviare le sofferenze dei tanti, troppi, sfortunati che vivono nel martoriato Burundi. Una nazione che, seppure oggi non venga riportata “in guerra”, cova ancora dentro di sé il pesante scontro sociale tra hutu e tutsi. E non ci sarebbe da stupirsi se anche questo ennesimo atto di violenza perpetrato ai danni di suore occidentali, trovi spiegazioni in questo dilaniante scontro sociale.
Fa specie, oggi, leggere del Burundi su tutti i giornali, mentre le tragedie umane che consumano l’Africa restino pressoché sconosciute a tutti. Il sacrificio di Suor Lucia, Suor Olga e Suor Bernardetta ha solo spostato l’interesse della stampa occidentale verso un mondo, il Burundi, che da anni vive in bilico tra una finta pace e la guerra più crudele.
Ha detto bene Papa Francesco, augurandosi che “il loro sangue sia un seme di fraternità”, mentre le consorelle assicurano che “non ce ne andremo. Questa è la nostra terra e qui c’è la nostra gente”. Se questo era un atto fatto da uno squilibrato in cerca di soldi o un atto premeditato atto a sconvolgere la vita delle missionarie non lo sapremo forse mai, oppure ciascuno elaborerà un teoria dal profondo della propria coscienza.
Suor Lucia, Suor Olga e Suor Bernardetta hanno dato la propria vita per gli altri, hanno lottato con tutte le loro forze per portare un po’ di luce anche agli sfortunati bambini del Burundi. E non importa se per loro non ci saranno le statue o i murales come per Oscar Arnulfo Romero, perché la loro esperienza, la loro vita e la loro missione, hanno testimoniato al mondo che esiste ancora chi spende la propria vita al bene, mentre noi ci affanniamo sul presente.
Ed è avvilente scoprire che è servita una barbarie di questa portata per riportare il grande servizio missionario cattolico in Africa su tutte le prime pagine dei giornali.
Matteo Bellamoli


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