Silvia Ortombina, da Blanco ai costumi per le Paralimpiadi: «Sarà una cerimonia d’avanguardia»
di Camilla Faccini | 26 Febbraio 2026Venerdì 6 marzo Verona ospiterà la Cerimonia di Apertura delle Paralimpiadi Milano Cortina 2026. Intitolata “Life in Motion”, la serata inaugurerà ufficialmente i Giochi con uno spettacolo che intreccia arte, danza e musica in un racconto corale dedicato allo Spirito Paralimpico, nella cornice areniana. A firmare i costumi dello spettacolo è TINY IDOLS, studio creativo fondato e diretto dalla costume designer Silvia Ortombina, oggi tra le figure più riconosciute nel panorama italiano e internazionale per costume direction e styling. Ortombina negli anni ha contribuito a definire l’immaginario visivo di molti artisti italiani, tra cui Blanco, Sfera Ebbasta, Elodie, Coez e Coma_Cose, firmando look per videoclip e grandi eventi come il Festival di Sanremo e l’Eurovision Song Contest. Un incarico, quello alle Paralimpiadi, che rappresenta insieme un punto di arrivo e un ritorno alle origini: cresciuta tra Peschiera del Garda e Verona in una famiglia profondamente radicata nel mondo tessile, Ortombina porta ora la propria visione sul palcoscenico simbolo della sua città.
Sei già stata tante volte anche all’Arena di Verona. Questa volta è diverso?
Sì, totalmente. Questa volta sono coinvolta globalmente a livello creativo: sto disegnando tutto. È un’altra responsabilità, un’altra dimensione.
Qual è il tuo legame con il tessile?
Vengo da una famiglia con una forte tradizione nell’outerwear e nello sportswear invernale. Negli anni ‘80 mia madre e mia zia avevano un’azienda che produceva giacche e tute da sci per importanti marchi italiani ed europei. Mio zio, sempre in quegli anni, ha lavorato in Germania con Peter Steinenbronn, designer legato al mondo della sport couture e mano dietro le divise olimpiche invernali dell’Austria. Sono cresciuta tra tessuti e macchine da cucire. Oggi occuparmi delle Paralimpiadi Invernali chiude un cerchio personale e professionale, e realizzarlo mi ha emozionato molto.
E il fatto che tutto questo avvenga a Verona?
Mi sono trasferita a Milano molto presto per lavoro e a Verona ho vissuto poco la dimensione professionale. Tornare ora con una cerimonia di questa portata, proprio nella mia città, è motivo di grande orgoglio.
Come è arrivato l’incarico?
Circa un anno fa, dopo una gara. Ho presentato un pitch e la mia visione è stata scelta. Arrivo da anni di grandi show, soprattutto nel mondo della musica, tra stadi e arene. Negli ultimi anni mi sono spostata sempre più verso la costume direction, firmando anche eventi internazionali come Expo Roma all’ambasciata italiana a Parigi e One Bangkok in Asia. Questa cerimonia ha un taglio molto contemporaneo, con artisti come Jago e la poetica di Yoann Bourgeois, o le musiche di Dardust e Vittorio Cosma: credo abbiano scelto anche la mia grammatica visiva, sperimentale e moderna.
Ti sei confrontata con il mondo della disabilità nella fase creativa?
Sì, in modo diretto. Ho coinvolto un brand italiano di adaptivewear (abbigliamento inclusivo, ndr) e abbiamo sviluppato un segmento specifico della cerimonia. Abbiamo lavorato su sistemi adattativi, come zip, aperture e strati, pensati sia per esigenze sceniche sia per il comfort e la sensibilità dei performer. L’obiettivo era garantire libertà di movimento e una presenza scenica sicura e consapevole, capace di celebrare la bellezza in tutte le sue espressioni.
L’adaptivewear è un tema centrale oggi nella moda.
Sì, e sono felice di contribuire a renderlo sempre più visibile. Sarebbe stato un errore non coinvolgere chi in Italia sta già lavorando su questo fronte. Ho integrato il mio linguaggio, tra streetwear e sportswear, con una progettazione realmente inclusiva.
Hai progettato pensando più al pubblico in Arena o alla trasmissione globale?
Quando lavori su eventi di questa scala devi ragionare su tre livelli: il dettaglio televisivo, la visione complessiva in Arena e il broadcast mondiale. Nel terzo caso bisogna considerare le sensibilità culturali di tutti i Paesi: dalla nudità ai simboli religiosi fino ai colori. Nulla può essere lasciato al caso.
Anche i colori rispondono a questa logica?
Assolutamente. Non abbiamo scelto nulla in modo scontato: ci saranno soluzioni cromatiche precise, con effetti visivi pensati per funzionare in modo universale. Con “Life in Motion” abbiamo costruito un racconto dove ogni costume contribuisce a un’opera d’arte totale.
Cosa puoi anticipare?
Sarà una cerimonia d’avanguardia, costruita sulla contaminazione tra arte, danza, musica e moda. Modernità e tradizione dialogheranno in modo raffinato e leggero. Sarà, soprattutto, un’esperienza visiva intensa e sensibile.


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