Al Filarmonico si chiude con un “rivoluzionario” Verdi

di Alice Martini | 30 Dicembre 2025
La nuova regia di Stefano Poda rinnova il dramma verdiano Ernani, fondendo modernità e tradizione in una lettura intensa e simbolica. Grande successo di pubblico e interpreti.

Un dramma che in parte pare moderno – grazie all’inedita regia di Stefano Poda – ma che guarda anche al passato in un sottilissimo passaggio tra classicismo e romanticismo, grazie alla grandezza della scrittura di Victor Hugo, autore del romanzo Hernani, da cui è tratto poi il libretto di Francesco Maria Piave e che debuttò a Venezia nel 1844, musicato dal primo giovanissimo Verdi. 

Per l’ultima opera che chiude il sipario del teatro Filarmonico della stagione 2025, a fare da sfondo alle vicende d’amore e vendetta – che non possono mai mancare – è il periodo appena precedente all’incoronazione di Carlo V imperatore del Sacro Romano Impero, sulle antiche vestigia del ben più noto Carlo Magno.

La trama

Donna contesa è la bella Elvira, da ben tre uomini: Don Ruy Gomez de Silva (Vitalij Kowaljow)- tra l’altro suo zio – con cui è promessa sposa, il suo vero innamorato da cui è ricambiata, il bandito Ernani (Antonio Poli)  – in realtà Don Giovanni di Aragona –  ma ambita anche dallo stesso Carlo V. Ernani medita vendetta per la morte del padre contro Carlo V e finirà per allearsi con de Silva, offeso nel l’onore poiché Carlo tenterà di rapire la sua promessa sposa. Il prezzo dell’alleanza sarà nella consegna di un corno che, se suonato da parte di da Silva, potrebbe decretare la morte di Ernani. Divenuto Carlo V nuovo imperatore, non può che decidere la morte dei suoi due rivali, ma l’intervento di Elvira permette la grazia e la concessione anche del proprio matrimonio con il bandito. 

Si diceva però di una vendetta: il vecchio da Silva, sentitosi tradito, decide di suonare il corno, imponendo così ad Ernani, colpito nell’onore, di rispettare il suo patto di sangue e, nonostante non sia ancora passata la prima notte di nozze, uccidersi e morire tra le braccia di Elvira. Non prima di averle, ovviamente, imposto di vivere anche per lui.

“La bataille d’Hernani” secondo la regia

Luce buio per questa nuova regia, in una scena dentro e fuori ad una gabbia centrale sul palcoscenico, che racconta i tormenti interiori dei personaggi attraverso il corporeità e i movimenti dei numerosi mimi. Oggetti centrali e protagonisti delle scenografie i libri, copie del romanzo di Victor Hugo da cui è tratto il dramma, a dimostrare la grande forza della scrittura, quasi come un’arma che, infatti alla fine, simboleggia la morte di Ernani non tramite un pugnale, ma facendogli strappare dal libro proprio la pagina corrispondente al momento delittuoso.

Consenso unanime del pubblico

Una vera ovazione è stata per il baritono Amartuvshin Enkhbat (Re Carlo), ma anche per il tenore Antonio Poli nel ruolo del protagonista. Proprio quest’opera infatti dà modo a Verdi, con successo, di sperimentare una nuova drammaturgia, con iconiche e figure singole, che diventeranno archetipi del grande melodramma romantico e dunque esaltano le abilità canore degli interpreti: il tenore- eroe, il soprano angelicato ma anche impavido, il baritono rivale, il basso simbolo di maturità e potere.