Kristian Ghedina: «La medaglia d’oro più preziosa? Quando papà mi disse “bravo”»
di Redazione | 22 Novembre 2025Kristian Ghedina è uno di quei campioni che non hanno mai smesso di appartenere alla propria gente. Nato a Pieve di Cadore e cresciuto a Cortina d’Ampezzo, è diventato il volto più riconoscibile della velocità italiana: 13 vittorie in Coppa del Mondo, 33 podi mondiali, 5 Olimpiadi e un carisma capace di conquistare pubblico e avversari. Icona della discesa libera e protagonista di imprese rimaste nella memoria collettiva, come la leggendaria “spaccata” sulla Streif , Ghedina è stato ospite di Raffaele Tomelleri e Serena Mizzon a Palla lunga e raccontare. Ha ripercorso la sua storia con la naturalezza dei fuoriclasse che non hanno bisogno di ricordare quanto siano stati grandi, anche se immensi lo sono stati davvero e ancora oggi fanno impazzire la gente.
«Tutti mi chiedono della spaccata che ho fatto sulla Streif… Mi è venuta così, perché mi piaceva improvvisare, mi piaceva divertirmi e divertire…».
Le è sempre piaciuto il rischio: ha fatto anche il pilota, giusto per cercare un’altra adrenalina, e in quella circostanza ha visto la morte in faccia.
È vero, nel ’91 ho fatto un incidente in macchina per lo scoppio di una gomma. Ero rotto dappertutto, ma soprattutto la testa era messa male. I medici mi dicevano che forse non avrei più sciato. Dopo due mesi ero praticamente già guarito…
Lei è stato uno dei più grandi discesisti azzurri di ogni tempo. Ha vinto e stravinto, ha fatto innamorare con la sua bravura e la sua simpatia. Quale è la medaglia che le manca? E quale quella più bella?
La medaglia che mi manca? Beh, quella d’oro alle Olimpiadi… La medaglia più bella? Il “bravo” di mio papà. Papà non mi aveva mai “dato dritta” questa storia dello sci. “Meglio un lavoro sicuro”, diceva. Ma io sentivo dentro che quella era la mia strada, forse perché me l’aveva insegnata mamma, che era maestra di sci e se n’era andata troppo presto.
E come è successo quella volta che le ha detto “bravo”?
Avevo ormai 34 anni e lui non mi aveva mai fatto complimenti, non credeva che lo sci potesse diventare un lavoro. Un giorno a tavola, all’improvviso, mi disse: “Kristian, sei stato in gamba”. Mica tante parole, papà non ne ha mai buttate via… Ma per me valeva come l’oro alle Olimpiadi.
Com’era il rapporto con i tuoi genitori?
Ho sempre avuto un po’ il terrore di papà, che era molto inquadrato, molto concreto. Diciamo che lui e la mamma erano complementari. I geni della velocità, il gusto del rischio, li ho presi sicuramente da lei. Mamma era così; purtroppo se n’è andata che avevo solo 15 anni, in un incidente sugli sci.
Chissà come sarebbe stata contenta di vedere il suo Kristian volare sulla neve.
L’ho fatto anche per lei, l’ho sempre sentita vicino.


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