Roberto Boninsegna: «Messico ’70 e quell’Inter che non credeva in me»
di Redazione | 8 Ottobre 2025Roberto Boninsegna, conosciuto come il “Bonimba”, è stato uno degli attaccanti più amati e combattivi del calcio italiano: un vero guerriero del campo, capace di unire talento, carattere e una grinta fuori dal comune. Non si è mai lasciato intimorire da nessuno: avversari, arbitri, e nemmeno allenatori. Celebre il suo rapporto turbolento con Giovanni Trapattoni ai tempi della Juve, quando la sua indole ribelle si scontrò più volte con la disciplina ferrea del “Trap”, portando spesso a sanzioni e scambi accesi sul campo. Di questo e altro ci ha parlato nella prima puntata del format “Palla Lunga e Raccontare” condotto da Raffaele Tomelleri e Serena Mizzon.
Quel celebre “scambio” con Trapattoni nato da un cross sbagliato sotto la pioggia. Come è andata davvero?
A fine allenamento mi fermavo spesso a provare i cross. Pioveva, le gambe erano pesanti, metto il piede male e la palla finisce fuori. Trapattoni da dietro mi disse: «Sai perché hai sbagliato?». Io gli chiesi di dirmelo e lui: «Non ti sei piegato, hai alzato poco la gamba». A quel punto mi è scappata la battuta: «Scusi, ma quanti gol ha fatto lei?». C’era la stampa, uscì sui giornali e mi arrivò la multa. Si offese… ma dopo mezz’ora di ripetute sotto l’acqua, ci stava anche un po’ di nervosismo.
A un certo punto le dicono: “Vai al Potenza”. Com’è successo?
All’Inter, nel ‘64, non credevano granché in me così decisero di mandarmi in prestito. Ero in età di leva e chiesi di stare vicino a casa, magari in Lombardia e pure in Serie C, tanto per giocare. Mi chiamarono da Milano e mi dissero che sarei andato al Potenza, in Serie B. Ero figlio unico, mia madre aveva un negozietto di merceria: non la prese bene. Tra prestiti e cambiali fu un anno duro e i soldi promessi non li vidi. Però l’esperienza mi temprò: l’anno dopo passai al Varese in A, poi il Cagliari. E lì cambiò tutto.
Il “Mago” in panchina (Helenio Herrera, NdR) e il suo compagno di squadra Mario Corso: è vera la storia di quella litigata ai tempi dell’Inter?
Ricordo una partita in particolare in cui il Mago richiamava spesso Corso: «Si muova Corso! Si muova!». A un certo punto Mario si è girato e… diciamo che non fu un complimento. Herrera chiese: «Che ha detto?». Il compagno vicino ha fatto finta di non sentire. Alla fine arrivò la multa. Con Herrera si usava il “lei” per timore reverenziale: bastava poco per finire nel mirino.
Con Valcareggi (ct Nazionale Italiana, NdR) hai avuto un rapporto complicato. Eppure a Messico ’70 hai giocato tutte le partite.
In Messico mi convocarono perché Anastasi si era infortunato. Prima del Mondiale del ‘70 io non avevo giocato nemmeno un minuto da titolare nell’Inter: capii che con Valcareggi per me non c’era “ciccia”. Invece alla fine, in Messico, ho giocato tutte e sei le partite. Glielo chiesi: «Come mai?». Mi rispose: «Nel calcio succedono anche queste cose».
E ai Mondiali del ’74?
Venivo da una grande stagione: 24 gol e primo posto nella classifica cannonieri, ma Valcareggi non mi ha fatto giocare né la prima né la seconda partita. Nella terza contro la Polonia pensavo di entrare sul 2-0 per loro e invece niente: abbiamo perso 2-1 e siamo usciti. Nella partita contro Haiti, Chinaglia, venne ripreso dalle telecamere mentre mandava a quel paese la panchina. Quella notte è rientrato anche tardi in ritiro e comunque è stato rimesso in campo. Quando si dice che “siamo tutti uguali” e poi non si fanno rispettare le regole, lo spogliatoio crolla.
Cagliari, Scudetto e Manlio Scopigno: è vero che ti lasciava molto libero?
Scopigno era un allenatore che non allenava: spesso delegava, capitava che chiamasse il magazziniere per “contare” i presenti e rinviasse l’allenamento al pomeriggio. Non era un maniaco del lavoro di campo, questo sì. Ma in panchina leggeva le partite come pochi: non per caso lo chiamavano il Filosofo. Con la sua testa fine, tante sfide le ha vinte da bordocampo.
A rivedere oggi i suoi gol al Brasile e alla Germania, che brividi prova?
Sono momenti che appartengono a tutti: rivederli fa effetto anche a me. Il calcio cambia, ma certe emozioni restano identiche.
Nella prima puntata di Palla Lunga e Raccontare, Serena Mizzon e Raffaele Tomelleri hanno ospitato non solo Roberto Boninsegna, ma anche il campione di sci Piero Gros e i protagonisti del Verona Campione d’Italia, Fanna, Tricella e Volpati.
Palla Lunga e Raccontare va in onda ogni lunedì alle 21 su Radio Adige TV.


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