Francesco Pannofino: «”Boris”? Fu un’occasione perfetta»
di Alice Martini | 14 Agosto 2025Più di trent’anni di carriera tra palcoscenico, piccolo schermo e sala di doppiaggio, Francesco Pannofino – 66 anni, nato a Pieve di Teco – non ha certo bisogno di presentazioni. Ma è inutile girarci intorno: per molti resterà sempre René Ferretti, il regista dell’italianissima soap opera “Gli occhi del cuore”, che in “Boris” ha conquistato una generazione di spettatori. Eppure, Pannofino continua a reinventarsi: il 3 e 4 luglio è arrivato a Verona con la prima nazionale del nuovo spettacolo Rosencrantz e Guildenstern sono morti, diretto da Alberto Rizzi, che ha inaugurato la Stagione 2025 dell’Estate Teatrale Veronese.
Come ci racconta la magia del Teatro Romano e dell’inaugurazione di Estate Teatrale 2025?
Lo riassumerei dicendo che è stata una grande esperienza nel comprendere i momenti di riflessione e i momenti invece di comicità di uno spettacolo e di una reinterpretazione di capolavori della letteratura. Il pubblico ha colto con enorme piacere il nostro lavoro e questo è il miglior risultato. C’è stata enorme collaborazione nella nostra compagnia e il regista Alberto Rizzi è stato bravo a dirigerci senza tralasciare nessun dettaglio.
Un capolavoro moderno unito ad un masterpièce del passato, “Amleto”.
L’ironia di Tom Stoppard ha reso straordinaria questa sua reinterpretazione di “Amleto” che, in Inghilterra, è conosciuto come da noi “I Promessi Sposi”. Tutti lo conoscono, ma “ribaltare” la storia e renderla con gli occhi di due personaggi minori come Rosencrantz e Guildenstern che si trovano catapultati in questa follia e in una missione più grande di loro, è stato davvero geniale. Da lì scaturiscono tutta una serie di “gag” e situazioni che rendono lo spettacolo anche divertente per il pubblico.
Ritorniamo alla sua carriera e a un suo ruolo iconico, René Ferretti. Quanto fu importante per lei quel ruolo in “Boris”?
Qualche volta nella vita capitano le occasioni perfette: fu un personaggio completamente adatto alle mie caratteristiche e da lì partì un lavoro gestito con intelligenza. Anche dagli autori che scrissero le storie, riuscendole a declinarle sia per il mondo della produzione, come era nella trama, ma anche per tutti gli ambiti dove vigessero gerarchie di lavoro. Questo personaggio poi è diventato talmente “me” che il pubblico lo aspetta anche quando ci sono le produzioni teatrali, ma lì siamo su un’altra dimensione. Io però sono sempre molto contento del loro affetto.
Ci sarà un ulteriore seguito?
Ancora non c’è niente di ufficiale, può darsi che ci sia un proseguo della storia. Nel caso io ne sarei sicuramente contento.
Quando ha capito che sarebbe potuto diventare attore?
Da ragazzo avevo voglia di provare a tentare in questo mondo e una serie di circostanze me ne hanno dato l’opportunità. Avevo come la sensazione di esserci portato e la consapevolezza che stare su un palcoscenico potesse essere un luogo in cui sentirmi me stesso. Ma non è così semplice: devi avere un po’ di “faccia tosta” e nessuna vergogna di esibirti davanti ad un pubblico. E con gli anni ho imparato questa grande arte di poter trasmettere le più svariate emozioni: riso, pianto, paura. E forse posso dire che lo facevo bene, perché piano piano ho costruito rapporti e relazioni in questo mondo che mi hanno fatto capire che era la mia strada.
Cosa c’è nel suo prossimo futuro?
Ora ci stiamo concentrando bene su questo spettacolo e farlo qui a Verona è davvero un onore. Poi partiremo per il tour in tutta Italia verso ottobre e per tutto l’inverno.


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