la tempesta - alfredo arias

Recensioni oneste: siamo fatti della stessa sostanza di cui sono fatti i sogni

di Alice Martini | 28 Luglio 2025

Quasi fosse un preludio per uno sfondo ancora più affascinante (ma noi alle coincidenze non ci crediamo) ancora una volta in questo fine luglio un po’ piovoso, le ultime due serate dedicate alla prosa al Teatro Romano sono state accolte da un cielo così tenebroso da rendere ancora più potente e d’impatto una delle opere più simboliche e misteriose del repertorio elisabettiano, La Tempesta di Shakespeare.

Quarta proposta in prima nazionale per l’Estate Teatrale Veronese, è stata riportata in scena giovedì 24 e venerdì 25 luglio, nell’idea onirica e visionaria di un veterano del teatro, il regista Alfredo Arias, a quarant’anni dalla sua ultima trasposizione teatrale al Festival di Avignone.

Ne avevamo parlato con lui e ci aveva avvisato: non sarebbe stata tra le più facili “letture”, perché proprio labirintico voleva essere il percorso che Prospero – mago, demiurgo, nonché legittimo duca di Milano ma esiliato da dodici anni a causa delle invidie del fratello Antonio su un’isola abitata da spiriti, insieme alla figlia Miranda – avrebbe fatto compiere ai suoi nemici per attuare la sua vendetta. E non a caso al centro della scenografia c’è proprio lui come unico protagonista: un enorme labirinto, nel quale vagano senza alcuna meta le sfortunate vittime di un naufragio, nemici di Prospero. I quali vivono in una sorta di sogno (o forse incubo) in cui come spiriti prossimi alla morte, non sanno capire se sono ancora in vita e, proprio grazie ad alcuni sortilegi, non riescono a trovarsi, pensandosi tutti vittime di questo terribile incidente.

Ed è proprio qui, dopo questa disarmante presentazione dei personaggi che, in una sorta di quarta parete, è Prospero – interpretato da un potentissimo ed espressivo Graziano Piazza – a presentare al pubblico la sua storia: la vicenda si ambienta ai tempi del conflitto fra gli Aragona di Napoli e gli Sforza di Milano (1494 – 1495) e proprio loro esponenti sono i protagonisti.

Il re di Napoli Alonso, e l’erede Ferdinando da una parte, dall’altra Antonio che, grazie all’aiuto dell’amico re di Napoli, ha spodestato il fratello Prospero e la figlia Miranda dal loro legittimo potere. Il naufragio, causato da Prospero grazie alle sue abilità magiche, si presenta come la sua occasione di vendetta a dodici anni dall’esilio, impedendo inoltre il matrimonio tra Clarabella (figlia di Alonso) e il re di Tunisi. Ma si sa, il matrimonio era nel passato occasione di grandi unioni (anche politiche?) e quindi tutti gli sforzi di Prospero di concentrano a cercare di far innamorare la figlia con Ferdinando, aiutato dal buffo Airel, uno spirito che ha liberato dal dominio della strega Sicorace e che ora è al suo servizio. Ci sarà spazio per la consapevolezza e per il perdono. E così è fatta: dopo una sorta di “viaggio” introspettivo, Prospero riavrà il suo trono.

Così dunque, come in un sogno, Prospero fa uscire gli antichi nemici dal labirinto e li fa ritrovare l’uno all’altro: a noi resta la domanda, era un sogno o era tutto vero? Perché è a questo punto che risuona la famosa citazione di Shakespeare “Noi siamo fatti della stessa sostanza dei sogni, e nello spazio e nel tempo d’un sogno è raccolta la nostra breve vita”. Sta a noi decidere che direzione darle.