Quando il Verona fu Campione d’Italia

di Fabio Fabbrizi | 18 Giugno 2025

Non sono mai stato un grande appassionato di calcio, eccezion fatta per l’Italia dei Mondiali del 1978 e del 1982. L’interesse per la Serie A, invece, era limitato alle sole figurine Panini che venivano distribuite gratuitamente fuori dalla scuola.

Poi arrivò quel 1984-1985: tutti i miei amici non facevano che parlare delle gesta eroico-sportive della “nostra” squadra che stava tenendo testa alle grandi: il Verona di Osvaldo Bagnoli. Non si faceva che raccontare della storica vittoria contro la Juventus con il gol “senza scarpa” di Preben Elkjaer Larsen. Così mi feci trascinare dall’euforia e finì per ritrovarmi la domenica pomeriggio con loro ad ascoltare le radiocronache di Roberto Puliero, anziché giocare a Subbuteo.

A fine stagione arrivò l’incredibile vittoria del campionato. Quella sera, partimmo a piedi dallo Stadio (nostra zona di ritrovo) per aggregarci ai festeggiamenti in Piazza Bra, partecipando (da spettatori) al mitico bagno nella fontana.

Vidi in tv, per la prima volta, una partita di Coppia dei Campioni (oggi Champions League), risultato di un malcapitato sorteggio che vedeva il Verona scontrarsi proprio con la Juventus. Guardai il match di andata (a reti inviolate) con la mia mamma, storicamente juventina. Del ritorno (che non vidi) ricordo solo lunghe e animate discussioni: un rigore assegnato alla Juve che portò i bianconeri in vantaggio e uno netto negato al Verona. Mentre mezza squadra era ancora impegnata a protestare con l’arbitro, la Juve segnò e raddoppiò. Fine del sogno.

La storia ci dice che seguiranno strascichi con tanto di sospensione a vita dell’arbitro francese, mentre l’urlo di rabbia dei veronesi (“ladri!”) echeggiò nelle case e nei bar. Alla fine, le polemiche si spensero e tutti amici come prima. Rimarrà negli annali come “La partita della vergogna”.

Per l’Hellas rimane quell’unico ma indimenticabile scudetto, l’impresa storica di una “piccola squadra di provincia” contro il Napoli di Maradona, la Juve di Platini e la Sampdoria di Vialli e Mancini.