Giovanna Mezzogiorno: una vita per il palcoscenico
di Redazione | 17 Giugno 2025A partire dall’11 giugno si è svolto il “Garda Cinema Film Festival“, sulle sponde veronesi del lago che, prolungatasi fino a domenica 15, ha reso Garda un vero e proprio “palcoscenico” alla presenza dei grandi protagonisti del nostro cinema. L’evento ha attirato una moltitudine di turisti trasformandosi, anche se per poco, in una grande vetrina per il mondo del cinema. I protagonisti di questo festival sono stati molti, tra cui Luca Zingaretti, Fabio Testi e l’attrice, regista e sceneggiatrice romana Giovanna Mezzogiorno. È stata lei a presentare il suo primo libro, “Ti racconto il mio cinema”, nel quale si è raccontata in un viaggio personale ricco di aneddoti che permettono di vedere il cinema attraverso gli occhi di chi lo vive da protagonista.
Garda Cinema Film Festival le ha assegnato il premio “Carriera in corso”. Come ha accolto la notizia di questo riconoscimento?
Sono contentissima, intanto perché devo dire mi è piaciuto moltissimo il festival, mi è piaciuta tantissimo la serata. Il tema di tutta la manifestazione è importante e mi fa piacere, sono onorata di questo premio “Carriera in corso” che in effetti proprio è così, nel senso che dopo trent’anni è stato fatto un cortometraggio, è uscito un libro, ci sono delle cose in uscita di cui purtroppo non posso parlare ora. Comunque sono molto contenta, è un ottimo momento.
Il tema del festival è “oltre il confine”. Che cosa pensa lei quando pensa ai confini, ai limiti da superare nel cinema?
Chiaramente io negli ultimi due anni ho superato i miei personali, andando a esplorare zone che non sono state le mie per trent’anni, ossia solo la recitazione, perché appunto ho diretto un cortometraggio, ho scritto un libro, cose che non avevo mai fatto, quindi chiaramente sono andata oltre quelli che erano i miei limiti, la mia “comfort zone”. Il titolo di questo particolare festival, chiaramente credo che abbia un significato maggiore, un significato più importante che è quello di superare i propri limiti e direi che è un’azione quotidiana, perché è sostanzialmente un’azione mentale. Il superare limiti personali, professionali in tutti i campi, in ogni momento, è un esercizio che deve dovrebbe essere quotidiano.
A Garda è venuta a presentare il suo libro “Ti racconto il mio cinema”. È una specie di autobiografia o un manuale per chi si avvicina alla settima arte?

Non è assolutamente un’autobiografia: non parte proprio con questo presupposto. Chiaramente, è ovvio che racconto delle cose della mia vita perché le racconto io, quindi inevitabilmente faccio riferimento a cose che ho vissuto perché non posso parlare degli altri. Ma l’obiettivo del libro, che è stato un po’ quello di “ribaltare” il punto di vista, è quello di raccontare tutto ciò che c’è dietro: dietro una scena, dietro gli attori, dietro la macchina da presa, dietro quello che poi è il prodotto finito e che vediamo in televisione, al cinema o a teatro. È la fine di un lavoro enorme che coinvolge tantissime persone e che non si conclude nel momento in cui il film finisce, perché poi c’è la pre-produzione, il periodo in cui si gira il film o la serie oppure si porta in tournée uno spettacolo e infine c’è la post-produzione che, appunto, sono gli effetti speciali, il montaggio sonoro e quant’altro.
Un’ultimissima domanda, la sua passione per il cinema è la stessa di quando ha esordito?
Assolutamente sì, è la stessa. A livello d’intensità evolve, perché evolvo io come persona: non può essere lo stesso sentimento che avevo a vent’anni. È chiaro che è una cosa che fa totalmente parte di me. Soprattutto è la stessa gioia nel vedere che sempre e comunque, nonostante i tanti anni e le diversificazioni, perché poi ho fatto cinema, ho fatto anche tanto teatro, tanta televisione, la passione per la recitazione è la stessa e anche il trovarsi davvero nel proprio mondo. Il Ciak per me è come una parola magica, è come accendere la luce.


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