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Che sorpresa la Pasqua!

di Sara Avesani | 19 Aprile 2025

Se piove a la olivèla, gh’è bello a la brasadela. Che tradotto in veronese moderno significa: “comunque vada, mangeremo”. Pasqua a Verona è un inno all’ottimismo e all’arte dell’arrangiarsi. Da una parte genitori convinti che l’aria aperta faccia miracoli sui figli ipnotizzati da tablet e console, dall’altra la consapevolezza che il meteo giocherà a dadi con i loro piani.

I mariti, fedeli al loro ruolo stereotipato, si preparano alla grande prova di virilità: accendere il fuoco per la grigliata. Non importa se il barbecue è umido, se il vento soffia a 100 km/h o se l’accendino è rimasto a casa: lui ci riuscirà. O almeno ci proverà per due ore, finché qualcuno non tirerà fuori un banalissimo fornello a gas, rovinando il suo momento di gloria. Le mamme, invece, cercano di mantenere un minimo di decoro tra tovaglie svolazzanti, piatti che fanno il bungee jumping dal tavolo e verdure mezze crude preparate all’ultimo. 

E poi c’è il picnic. Ovvero, la sagra del “manca qualcosa. Il cavatappi? A casa. Il pane? Finito. La birra? Calda. Ma tutto passa in secondo piano quando arriva lui: l’uovo di Pasqua. Perché l’uovo di cioccolata è più sacro dell’Arena, più atteso della primavera e più fotografato del balcone di Giulietta. E i nonni lo sanno bene. Tanto che lo comprano anche ai nipoti ventenni. Non c’è età che tenga: appena si rompe il primo pezzo tutti tornano bambini, con la faccia sporca di cioccolato e il cuore pieno di amore. Perché, in fondo, la Pasqua è proprio questo: una giornata imperfetta, ma meravigliosamente felice.