La viticoltura eroica che nasce dal vento
di Camilla Faccini | 20 Gennaio 2025Lo scorso ottobre Gambero Rosso ha presentato l’edizione 2025 della Guida ai Vini d’Italia e, tra i progetti speciali premiati, la rete “Resistenti Nicola Biasi” ha trionfato nell’ambito della vitivinicoltura sostenibile. Il marchio riunisce una rete di imprese, otto aziende agricole operanti tra Friuli, Veneto e Trentino, dal Mare Adriatico alle Dolomiti, che, guidate dall’enologo Nicola Biasi, hanno scelto di produrre vini che uniscono, dal vigneto alla bottiglia, l’eccellenza qualitativa alla reale e concreta sostenibilità. Per fare ciò hanno puntato sui vitigni resistenti alle malattie fungine, noti come Piwi, riducendo la necessità di trattamenti fitosanitari, coniugando difesa del territorio a una viticoltura di precisione e un’enologia scrupolosa.

Anche una realtà veronese è parte della rete: si tratta di Vigneti Vinessa, il progetto vitivinicolo di Mauro e Leonardo Bonatti, già attivi con un’azienda in campo agricolo. I loro vigneti sono situati a Lumini di San Zeno di Montagna, sul versante sud del Monte Baldo, a circa 800 metri sul livello del mare; un luogo tradizionalmente di pascolo, con il Lago di Garda all’orizzonte, in sottofondo qualche campanaccio e il vento. Il nome, Vinessa, riprende infatti quello di un vento periodico che colpisce la zona, provocato dalle perturbazioni dell’Adriatico e preannunciato dalla Bora triestina. «Un colpo di fulmine – racconta Leonardo Bonatti -. Quando abbiamo acquistato questi terreni nel 2017 eravamo consapevoli di voler fare viticoltura biologica, era il nostro punto fermo per provare a conservare questo territorio incontaminato. Ci siamo presto resi conto, però, che l’andamento molto instabile del clima avrebbe richiesto comunque molti interventi per garantire la resa delle vigne, con difficoltà operative non indifferenti per la specificità dei nostri terreni. Abbiamo scelto, non senza azzardo, di piantare solo vitigni resistenti».

Un elemento di unicità, ma anche una sfida commerciale, perché ad oggi non esiste un vero e proprio segmento di mercato dedicato ai vini resistenti. Nel 2020 sono state piantate le viti da vino bianco, nel 2021 quelle da vino rosso e nel 2024 è uscito sul mercato il primo vino firmato Vinessa, che sta riscontrando il favore della critica italiana e internazionale: Divento. «Abbiamo aspettato così tanto perché i vini di questo territorio necessitano di un lungo affinamento. Questo è dovuto alla peculiarità del terreno: una spiccata mineralità e un’escursione termica molto marcata portano ad una vendemmia tardiva e un’acidità molto significativa» prosegue Bonatti. Il potenziale produttivo dell’azienda sono diecimila bottiglie, da raggiungere con cinque diverse etichette: oltre al Divento, è già disponibile il Controvento, un passito di montagna. Si aggiungeranno un vino rosso, un metodo classico e la riserva del Divento. «Di questi ultimi vedremo i risultati probabilmente nel 2027. Abbiamo atteso l’avvio dei progetti delle altre etichette, anche per raccogliere dati utili e capire meglio alcune dinamiche. Abbiamo scoperto che le zone più fredde, dove si raggiunge l’escursione termica maggiore, non sono quelle più alte, ma quelle più basse. Questo ha scombussolato i piani enologici, portandoci a fare delle riflessioni in corsa, come destinare al metodo classico uve originariamente scelte per il bianco fermo».

Una strategia che può essere una risposta al cambiamento climatico, che sempre più incide sul fare vino, con vendemmie anticipate e la ricerca di varietà tardive per affrontare le alte temperature estive. «La scelta dei vitigni resistenti risponde anche a questo – conclude Bonatti -, ma va fatta sicuramente ancora molta ricerca in merito». L’obiettivo rimane la qualità senza compromessi, frutto di un ritorno alla terra e alle origini, un fuoco difficile da spiegare.


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