1989: i Pink Floyd arrivano a Verona
di Fabio Fabbrizi | 14 Gennaio 2025Inizio 1980: noi scolaretti gridiamo “Hey teacher! Leave them kids alone”. In realtà, l’inglese alle elementari non si insegnava ancora, quindi ognuno gridava chissà quale strafalcione. La comprensione del testo passava in secondo piano di fronte a quella musica, il coro dei bambini e l’assolo di chitarra che veniva mimato imbracciando la “stecca” da 50cm.
“Another Brick in the Wall” dei Pink Floyd esce a fine 1979 ma verrà suonato in radio e passato alla tv per tutto l’anno successivo. Il tour di the Wall toccò solo quattro città nel mondo e girava voce fosse spettacolare: si vedevano solo alcune foto sui giornali perché l’evento, nonostante fosse stato ripreso, non fu mai trasmesso. Nel 1989, dopo rischi di bancarotta, litigi interni, abbandoni, ritorni e una battaglia legale per l’utilizzo del nome, i Pink Floyd fanno tappa all’Arena di Verona.

Acquisto il biglietto unico insieme ai miei amici, ma loro se la prendono comoda e si organizzano per arrivare ai cancelli nel tardo pomeriggio, poco prima dell’apertura. Eh, no! Io voglio stare in prima fila e vedere Gilmour negli occhi! Così, appena uscito da scuola, monto in sella al mio Ciao e mi reco in centro. È il 16 maggio, sono le 13.00 e io ci sono.
All’apertura dei cancelli sono talmente veloce a scattare, che gli addetti non riescono neanche a strapparmi il biglietto! Mi fiondo sotto il palco ma mi accorgo che è altissimo. Nella parte inferiore sono riposti luci, fari e mille altre diavolerie. Indietreggio e mi siedo in platea. Con lo sguardo cerco i miei amici in gradinata: niente telefonini, ricordiamoci. Li trovo dopo quaranta minuti di ricerca. Poi si spengono le luci e la magia inizia.
Mille luci, laser, filmati proiettati, maiali giganti che volano e persino un aereo che precipita dietro al palco attraversando tutto l’anfiteatro: mai vista una cosa simile. E il suono, la musica: potente, calda, avvolgente. È stato uno spettacolo costruito per appagare tutti i sensi.
Di quelli che non si dimenticano. Hey!


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