I lupi mannari nel cinema degli anni ’80
di Fabio Fabbrizi | 6 Dicembre 2024Negli anni ‘80 ritornano i lupi mannari. Il licantropo non è protagonista al cinema dagli anni ‘60, dopo aver lasciato il segno nel lontano 1941 con il classicone Universal “L’uomo Lupo”.
Nel 1981 escono, a brevissima distanza uno dall’altro, due film che hanno messo in competizione i registi John Landis e Joe Dante.

Il primo, “Un lupo mannaro americano a Londra”, è ancora oggi il mio preferito: inizia come un film leggero che racconta le spensierate avventure di due giovani studenti americani in vacanza, per svoltare verso alti livelli di drammaticità al momento dell’attacco del lupo mannaro in mezzo alla brughiera inglese. Questa sapiente alternanza tra comicità, horror e dramma, alla quale va sommata la bravura di Rick Baker negli effetti speciali di trasformazione (non in dissolvenza come si era fatto fino ad allora, ma utilizzando trucco e pupazzi animatronici) rende il film un vero cult, tanto che viene deciso di creare una categoria apposita per la notte degli Oscar ’82 per rendere merito al suo operato. La violenza della sequenza del primo attacco è da brividi e si racconta sia frutto, in parte, del caso: al primo ciak, l’attore, con una mossa imprevista, colpì il pupazzo/lupo rompendolo, costringendo Baker ad aggiustarlo a tempo di record. Al secondo girato, lo stesso Baker, manovrando personalmente il pupazzo, strapazzò il malcapitato attore per sfogare la sua rabbia! Altra grande intuizione (assente in tutti i film precedenti) è che la trasformazione di un uomo in lupo, con tanto di modifiche fisiche a livello di ossa, nervi e muscoli, deve risultare dolorosissima. Ne esce un’altra scena indimenticabile.

Il secondo film, “L’ululato”, ha una storia, secondo me, meno intrigante ma va sicuramente visto per le trasformazioni, opera di un altro grande effettista: Rob Bottin, che renderà visivamente indimenticabile, l’anno successivo, uno dei più bei film di fantascienza che è “La Cosa” di John Carpenter.
Auuuu!


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