La camicia, meglio se bianca
di Sara Avesani | 5 Dicembre 2024Se questo che Pantheon dedica alla finanza, il richiamo all’ufficio e allo stile formale nella moda non può che esaltare uno dei capi più essenziali e strategici del guardaroba femminile: la camicia bianca. Un pezzo così semplice e versatile, eppure sempre capace di reinventarsi, adattandosi ai cambiamenti e alle personalità di chi la indossa. La sua storia ha radici antiche e conosce un’epoca d’oro nel Rinascimento.
Per secoli è stata un indumento intimo ma quando la pittrice Élisabeth Vigée Le Brun dipinse nel 1773 la regina Maria Antonietta in una mussola bianca leggera, quasi come se fosse ritratta “nuda“, segnò una svolta. Negli anni ’20, Coco Chanel infranse le convenzioni sostituendo i corsetti con camicie dal taglio maschile. Negli anni ’50, Christian Dior la rese emblema di seduzione moderna, amatissima infatti da celebrità come Grace Kelly e Audrey Hepburn. La consacrazione avvenne però nel 1988, quando Franca Sozzani, allora direttrice di Vogue Italia, decise di dedicarle la copertina. In quegli anni poi Gianfranco Ferré, il celebre stilista italiano la fece diventare haute couture. Ferré, noto per il suo approccio architettonico alla moda osò con tagli strutturati, volumi inediti e dettagli preziosi.
Diceva sempre «Nel lessico contemporaneo dell’eleganza mi piace pensare che la mia camicia bianca sia un termine di uso universale. Che però ognuno pronuncia come vuole». Ed aveva ragione perché sta bene con tutto: jeans, gonna, pantalone stretto, a palazzo, sotto la giacca, da sola, aperta con sotto un top, corta come crop top… con la camicia non si sbaglia mai. Personalmente trovo siano indimenticabili anche quelle degli anni ’90. Nel film Notting Hill, Julia Roberts neindossa una oversize durante una delle scene più romantiche. E chi dimentica quella di Uma Thurman in Pulp Fiction o di Meg Ryan in praticamente quasi tutte le sue commedie?
E voi l’avete? Se la risposta è no, correte subito ai ripari.


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