Affari di famiglia
di Redazione | 10 Aprile 2024Il “Dantedì” è passato (è stato il 25 marzo, ndr) e Verona ha celebrato il Sommo Poeta, come ogni anno, con tutti gli onori del caso. E non poteva essere diversamente, visto l’indissolubile legame tra Dante e la città scaligera che, nel 1303 e poi dal 1312 al 1318, lo ospitò dopo l’esilio da Firenze. Verona, all’epoca governata dalla potente famiglia Scaligera, nota per il suo mecenatismo verso le arti e la cultura, offrì a Dante protezione e sostegno durante il suo soggiorno nella città.
Ed è proprio a Verona che Dante compose alcune delle sue opere più importanti, tra cui il “De Monarchia” e buona parte del “Paradiso”, che dedicò proprio a Cangrande della Scala, ricevendo il sostegno finanziario necessario per continuare la sua “missione” poetica. La sua presenza ispirò anche molti artisti e intellettuali locali con i quali passava le serate in animata conversazione, ma non solo. Il padre della lingua italiana trascorse a Verona anni felici, grazie all’aria di futuro e speranza che si respirava in città. Un’atmosfera che respirarono da subito anche i figli di Dante, Jacopo e Pietro, che seguirono il padre in esilio prima a Verona e poi a Ravenna. Alla morte del padre, Pietro iniziò gli studi a Bologna, finanziato dal vecchio amico paterno, Cangrande della Scala, e nel 1331 decise di trasferirsi definitivamente nella nostra città, acquistando delle proprietà terriere anche in Valpolicella. Ad oggi, testimone di questa storia che travalica i secoli, è la famiglia Serego Alighieri, proprietaria di una delle cantine più antiche della Valpolicella, nata nel 1353. Una discendenza diretta, figlia di un grande amore nato tra il Sommo Poeta e Verona.
Lo primo tuo refugio e ’l primo ostello
sarà la cortesia del gran Lombardo
che ’n su la scala porta il santo uccello
(Paradiso, canto XVII, v. 70)


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