S.O.S animali a rischio estinzione
di Ingrid Sommacampagna | 18 Marzo 2024Se la tutela e l’equilibrio della biodiversità vengono meno, il rischio di estinzione delle specie diventa anno dopo anno elevato. Nel corso dei secoli, in tutto il mondo, animali incredibili sono scomparsi. Per esempio, in Italia, l’avvoltoio monaco o il gobbo rugginoso si sono estinti e i dati per risalire all’andamento numerico e diviso per categorie ci vengono forniti da botanici, zoologi e scienziati che lavorano annualmente per ridefinire la Lista Rossa IUCN, creata nel 1948. Quest’ultima, raccoglie dati scientifici e descrive lo stato del mondo animale e vegetale, suddiviso in undici categorie: estinta, estinta in ambiente selvatico, estinta nella regione, in pericolo critico, in pericolo, vulnerabile, quasi minacciata, minore preoccupazione, carente di dati e non applicabile.
I fattori che determinano la possibile estinzione sono: l’inquinamento, la distruzione dei loro habitat, il commercio illegale, il bracconaggio, l’agricoltura intensiva, l’uso di pesticidi, i cambiamenti climatici, l’uso di armi da fuoco, l’ibridazione, i bocconi avvelenati, lo stress ambientale, la bassa variabilità genetica e l’introduzione di specie invasive; inoltre, il venir meno delle fonti di cibo o di riparo non può ovviamente garantire la sopravvivenza e la riproduzione e l’insediamento dell’uomo nei loro territori, che riduce il loro spazio vitale e ne modifica i comportamenti istintivi di caccia, intacca così l’alimentazione, rendendoli vulnerabili ad agenti patogeni che causano malattie infettive mortali.
In Italia alcuni animali sono inseriti in programmi specifici per scongiurare il rischio di estinzione, come l’orso bruno marsicano, presente in meno di una quarantina di esemplari sugli Appennini, che fa parte delle dieci specie a rischio concreto; le altre comprendono: l’Aquila del Bonelli, il Capovaccaio, la Pernice bianca, diverse specie di farfalle diurne, lo Stambecco alpino, i pipistrelli, alcune specie di anatre mediterranee e il Pelobate fosco. Il Capovaccaio, per esempio, è un piccolo avvoltoio (solo sette coppie si trovano tra le Murge della Puglia, in Calabria e in Sicilia), che trascorre l’inverno in Africa e poi sceglie l’Italia per deporre le uova, ma a causa del bracconaggio, legato al business degli uccelli imbalsamati, sta scomparendo. Il Pelobate fosco è, invece, un rospo, e vista la scomparsa di ambienti umidi residuali con la bonifica agricola, il consumo del suolo e la scomparsa di risaie nella pianura Padana, è in serio pericolo.
Inoltre, camosci, gatti selvatici, lupi e aquile reali, simboli di territori dalla bellezza unica, nonostante siano tutelati grazie al lavoro dei parchi con presidi sicuri di conservazione o piani di ripopolamento, si trovano in pericolo. È fondamentale la sensibilizzazione dell’opinione pubblica e delle istituzioni, che dovrebbero divulgare l’importanza di queste specie. Noi, nel nostro piccolo, possiamo ascoltare e metterci dalla parte degli animali.


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