La lunga nanna
di Ingrid Sommacampagna | 28 Ottobre 2023Nella natura sono diversi i meccanismi di sopravvivenza per superare le stagioni fredde. Il cibo diventa scarso e il ghiaccio e la neve rendono difficile la possibilità di procurarsene, quindi alcuni animali, come diversi uccelli, migrano verso terre calde, mentre altri, come lupi, orsi, volpi e conigli, infoltiscono la pelliccia e aumentano lo strato di grasso sottocutaneo; altri ancora si rifugiano nelle tane, rendendole sicure, dopo aver fatto scorta di riserve alimentari e assumendone in abbondanza per andare in letargo.
Il letargo, parziale o totale, è tra questi il fenomeno più avanzato, che comporta cambiamenti fisiologici significativi, finalizzati a ridurre il dispendio energetico attraverso un abbassamento controllato e reversibile della temperatura corporea, dei battiti del cuore, della respirazione e del livello del metabolismo. L’animale che va in letargo vive in maniera rallentata per mesi, consumando le sue riserve di grasso in attesa del ritorno delle stagioni più miti; in alcune specie si abbassa la temperatura fino a 10° e il battito cardiaco decelera anche dell’80%; la digestione e il respiro rallentano così come le altre necessità fisiologiche. Animale simbolo del letargo è il ghiro, che riesce a dormire fino a sei mesi e, una volta risvegliato, come per gli altri, comincia la stagione dell’accoppiamento, riprendendo l’attività metabolica velocemente e tornando ad alimentarsi con foga.
Il letargo totale prevede un’immobilità, dove l’animale non beve e non mangia, rallenta il battito e riduce il metabolismo fino ad arrivare a un dispendio energetico minimo. Tra questi animali, a sangue caldo, i marsupiali, alcuni mammiferi (tassi, istrici), gli insettivori (riccio), e roditori (marmotte, criceti, scoiattoli, ecc…). Quello parziale, detto svernamento, invece, prevede un intorpidimento del corpo per dei periodi più o meno prolungati, con un parziale rallentamento delle funzioni vitali, che coinvolge animali a sangue freddo, come salamandre, bisce, vipere e rane.
Non c’è una data precisa che determina la fine del periodo: il tutto dipende dalla temperatura esterna. I ricci e ghiri vanno in letargo ad inizio autunno, mentre orsi, scoiattoli e tartarughe ci vanno in pieno inverno (queste ultime, se vivono in casa e hanno una temperatura esterna ideale, non vanno in letargo e se accade vuol dire che c’è un problema di salute). Orsi e procioni vanno sì in letargo, ma può capitare che si sveglino prima perché hanno un sonno meno profondo del ghiro e la loro temperatura corporea è quasi normale, dove solo il battito cardiaco viene rallentato.


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