Delle VENEZIE DOC tra storia, valorizzazione e prospettive di mercato

di Redazione | 27 Luglio 2023
È un percorso di qualificazione distintiva quello che il Pinot Grigio Delle Venezie sta compiendo, tanto sul piano qualitativo che su quello comunicativo; un percorso intimamente legato al territorio di appartenenza nel quale ognuna delle tre regioni, Trentino, Friuli Venezia Giulia e Veneto, gioca un ruolo di primo piano nel contribuire alla definizione di un’identità…

È un percorso di qualificazione distintiva quello che il Pinot Grigio Delle Venezie sta compiendo, tanto sul piano qualitativo che su quello comunicativo; un percorso intimamente legato al territorio di appartenenza nel quale ognuna delle tre regioni, Trentino, Friuli Venezia Giulia e Veneto, gioca un ruolo di primo piano nel contribuire alla definizione di un’identità collettiva. Con queste parole Flavio Innocenzi, direttore del Consorzio delle VENEZIE DOC, ha aperto il convegno delle VENEZIE DOC: maturi per crescere. Origine, stili e mercati del Pinot Grigio, tenutosi lo scorso giugno presso la Fondazione Mach di San Michele all’Adige.
Il Pinot grigio del Nordest cresce all’altezza del 46° parallelo, grado che dà i natali a grandi vini riconosciuti a livello internazionale e che taglia a metà proprio il Triveneto. «C’è unanimità di vedute sull’origine del Pinot grigio: si tratta di una mutazione gemmaria di un antico vitigno, il Pinot nero; molti aspetti colturali e compositivi del mosto ne fanno un vitigno con grandi potenzialità per essere elaborato come vino bianco o rosato, a gusto fruttato, con aromi fermentativi per lo più di pronta beva» ha raccontato il professor Francesco Spagnolli, enologo, circa le origini e le virtù della varietà coltivata nell’area delle Venezie.
Oggi il Pinot grigio del Nordest raggiunge l’87% dei 32 mila ettari nazionali destinati alla varietà (su un totale mondiale di 67 mila ettari), rendendo quindi necessari focus tematici sulle nuove esigenze   produttive. «Risultano fondamentali gli odierni studi clonali e sperimentazioni che vertono su dimensione e livelli di sensibilità per garantire in prima battuta una maggior salubrità della vite ma anche un miglioramento dal punto di vista enologico – ha raccontato Maurizio Bottura, dirigente del Centro Trasferimento Tecnologico della Fondazione Mach -; ad esempio interventi sulla riduzione del numero di acini per diminuire l’incidenza della botrite, come la sfogliatura che favorisce la pulizia del grappolo o l’utilizzo di gibberelline per un allungamento del grappolo».
Obbligatoria anche una riflessione sul cambiamento climatico, che sempre più impone adattamenti e nuove esigenze produttive. Il tema è quanto mai attuale, soprattutto in relazione al sempre più frequente rischio siccità o a precipitazioni improvvise e particolarmente intense, pur essendo la vite una pianta che sopporta abbastanza bene lo stress. «Il Pinot Grigio nelle sue diverse varianti commerciali prevede uno stress idrico lieve o medio – ha spiegato Stefano Corradini, responsabile del Dip. di Agrometeorologia dell’Istituto di San Michele all’Adige – e quindi è opportuno integrare l’acqua meteorica, se necessario, con l’irrigazione. Irrigare bene e senza sprechi necessita di conoscere, oltre all’obiettivo produttivo, anche le caratteristiche del suolo dove la pianta dimora e le condizioni meteo. Tutto questo va inserito in un contesto di cambiamento climatico che richiederà particolare attenzione all’uso dell’acqua nel prossimo futuro visto che i diversi scenari sono generalmente concordi nel confermare un aumento della temperatura – di circa 2 gradi su tutte le quote come dimostrano dati raccolti in Trentino dal 1984 al 2022 – e una diversa tipologia delle precipitazioni sia in termini di quantità che distribuzione nel periodo vegetativo».
A tutela della denominazione più estesa d’Italia, che abbraccia il territorio di 12 Province del Nordest italiano, a forte vocazione vitivinicola, va anche l’opera di tracciabilità e controllo dei vini. A occuparsene è Triveneta Certificazioni, nata nel 2016 dall’esperienza degli Organismi di Controllo del Triveneto, che annualmente gestisce volumi di quasi 2 milioni di ettolitri imbottigliati di DOC delle Venezie e oltre 200 milioni di contrassegni di Stato apposti su ogni singola bottiglia. Una produzione che contribuisce a fare dell’Italia uno dei principali produttori a livello mondiale insieme alla Francia, nonché le prime nazioni esportatrici di vino al mondo, detenendo il 33% dell’export mondiale in volume.
Primi partner commerciali dei bianchi veneti sono oggi Stati Uniti, Germania, Gran Bretagna, Belgio e Canada, che negli ultimi cinque anni hanno visto crescite percentuali fino a tre cifre con il Pinot grigio (55-60% dei vini bianchi certificati) come principale driver di crescita. «Nell’ultimo decennio, l’export di vini italiani imbottigliati – ha spiegato Denis Pantini, responsabile Business Unit Agrifood and Wine di Nomisma – ha visto crescere quello di vini bianchi fermi di oltre il 10% in termini di bottiglie, rispetto ad un leggero arretramento dei vini rossi. Tra i principali mercati di destinazione figurano gli Stati Uniti, dove il Pinot Grigio Delle Venezie rappresenta uno dei vini bianchi italiani più consumati, tanto che nel canale off-trade americano, 1 bottiglia su 5 di Pinot Grigio venduta nel 2022 era collegata alla denominazione». Negli Stati Uniti il Pinot grigio è il quarto varietale più venduto e la quota di mercato delle VENEZIE rispetto alla tipologia è pari al circa il 20% sul 40 per cento totale di Pinot grigio italiano venduto.
Numeri importanti che confermano la denominazione come pilastro della produzione e dell’export nazionale. «Siamo nel pieno delle nostre attività promozionali in giro per il mondo; ora più che mai è necessario evidenziare il legame con il territorio delle VENEZIE attraverso la valorizzazione del patrimonio culturale comune, il rafforzamento dell’unità territoriale, la consapevolezza di condividere un Denominazione d’Origine fortemente apprezzata nei mercati mondiali» ha concluso Flavio Innocenzi.