Giuseppe Zamboni, l’elettricità e la pila a secco
di Marco Zanoni | 1 Luglio 2023Gli inizi dell’Ottocento furono protagonisti di grandi evoluzioni e scoperte tecnologiche e furono sempre più vasti i campi di applicazione delle nuove invenzioni. Uno degli ambiti che aveva visto un rapido sviluppo era quello dell’energia, con le novità derivate dagli studi di Alessandro Volta, pioniere dello studio dell’elettricità e delle prime pile. Invenzioni talmente importanti che suscitarono fin da subito grandi attenzioni, come quelle di Napoleone Bonaparte.
Sviluppando le idee di Volta, l’abate veronese Giuseppe Zamboni promosse lo studio e la ricerca sui progetti del fisico lombardo e dopo lunghi studi sulla corrente elettrica e diversi tentativi pratici, migliorò e portò a uno stadio più avanzato la pila, rendendola di un’autonomia a più lunga durata. Inventò infatti la prima pila a secco.
Seguendo gli esperimenti messi in pratica dal chimico tedesco Johann Ritter (colui che scoprì i raggi ultravioletti) nel 1812 Zamboni progettò un nuovo dispositivo, costruito e assemblato con dischi di sottili fogli di carta coperti da un lato da rame o da una lega di stagno e zinco e dall’altro da biossido di manganese. L’intero congegno fu poi inserito in un tubo di vetro nel quale vennero versate cera, resina o ceralacca.
Le continue ricerche dell’Abate Veronese e l’aiuto dell’orologiaio Carlo Streizig, portarono alla costruzione nel 1814 di un orologio a funzionamento autonomo, che venne definito “perpetuo”. Fu il primo congegno al mondo azionato da pile ed è ancora oggi visibile a Palazzo Erbisti, ossia la sede dell’Accademia di Agricoltura, Scienze e Lettere di Verona.
Un veronese protagonista del suo tempo che ha tramandato sino ad oggi l’importanza delle sue invenzioni.


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