Il progetto per ricostruire l’università di Kharkiv passa anche da Verona
di Redazione | 8 Aprile 2023L’Università di Kharkiv, distrutta dai bombardamenti, immaginata in un futuro diverso.Ricostruita. Rimessa al centro della vita della città e dei suoi studenti. È il progetto di un’architetta ucraina, Anastasia Strelets Zamryka, vincitrice della borsa di studio Design for Peace, iniziativa dell’architetto Luca Milan e del Consiglio Nazionale degli Architetti e dell’Ordine degli Architetti di Roma e provincia, con il sostegno del Dipartimento per le Politiche Giovanili e il Servizio Civile Universale della Presidenza del Consiglio dei Ministri e con il patrocinio e supporto tecnico dell’Ambasciata d’Ucraina in Italia.
E dietro quest’opera c’è una mano veronese, quella dello studio di architettura ABCPLUS che è stato selezionato sull’intero territorio italiano per ospitare e seguire la giovane professionista in tutte le fasi del lavoro. Lavoro che è stato presentato, insieme ad altri quattro progetti, all’interno del Convegno “Costruttori di pace – Visioni di cooperazione professionale e rigenerazione sociale e urbana” che ha inaugurato a Roma la mostra Design for Peace, ospitata nella Casa dell’Architettura della capitale, Complesso monumentale dell’Acquario Romano, fino al 17 aprile a cura di Tiziana Pecoraro e Giorgio Mirotta.
«Abbiamo incontrato Anastasia Strelets Zamryka – spiega l’architetta Chiara Prando, Project Leader di ABCPLUS- dopo che era stata selezionata all’interno del programma e dopo che il nostro Studio aveva espresso una preferenza in merito al suo curriculum».

«Superate le prime difficoltà relative alla lingua e ad una condizione psicologica di capibile incertezza per il futuro -prosegue Prando- il rapporto ed il confronto professionale ci hanno permesso di giungere insieme ad importanti risultati in termini di qualità del progetto e di rapporti umani. Lei si è avvicinata alla cultura e alla lingua italiana e noi abbiamo potuto approfondire la conoscenza sociale, politica ed architettonica del popolo ucraino».
Tutti i cinque progetti esposti alla mostra di Roma sono realizzati da donne, laureate o iscritte ad un corso di laurea in architettura, tutte under 35, tutte rifugiate in Italia dall’Ucraina. Professioniste che grazie a Design for Peace sono state messe nelle condizioni di riprendere l’attività professionale attraverso un lavoro di ricerca e progetto sulla ricostruzione dei luoghi simbolo del proprio Paese indicati loro da dal Ministero dello Sviluppo delle Comunità e dei Territori dell’Ucraina.
«Il valore dell’architettura e più in generale della città -spiega Damiano Capuzzo, Co-Founder ABCPLUS- è quello di favorire le condizioni per la socialità, per l’incontro ed il dialogo. Il tema della ricostruzione a seguito di un evento bellico rappresenta per la nostra generazione, che fortunatamente non ha diretta conoscenza della guerra, un argomento di grande complessità sociale ancor prima che tecnica. L’immagine di una città distrutta presenta un tema di sottrazione d’identità assimilabile a quella che un volto sfigurato suscita in una vittima di sfregio. L’approccio dunque non può essere quello della completa sostituzione della fisionomia, ma di un attento lavoro di recupero degli equilibri in grado di ridare riconoscibilità ai nuovi spazi anche se attraverso il linguaggio contemporaneo. Alla base di tutto, come avviene per la grande piazza coperta che regola i rapporti di questo nuovo edificio con la città, non potranno mai mancare gli ambienti di relazione pubblica, essendo proprio la condivisione ed il confronto a rappresentare le basi per la formazione di una società consapevole, virtuosa, aperta; in una parola, una società di pace».


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