Piermario Vescovo ricorda Bob Marchese
di Redazione | 11 Gennaio 2023Bob Marchese è scomparso a Taranto tre giorni fa all’età di 85 anni. Tra i fondatori del Gruppo della Rocca, compagnia teatrale d’avanguardia nata a Firenze nel 1969 dalle istanze innovative del 68 portate a teatro, Marchese ha operato per oltre mezzo secolo nel teatro italiano e, parallelamente, nel cinema.
Tra i film interpretati, “Il divo” (2008) di Paolo Sorrentino e “Romanzo di una strage” (2012) di Marco Tullio Giordana. Nell’estate del 2021 è stato il narratore nel “Titus” andato in scena nell’ambito dell’Estate Teatrale Veronese. Questo il ricordo che di lui ha Piermario Vescovo, regista di quel “Titus” e direttore artistico del Teatro Stabile di Verona: «Lo ricordo con grande affetto. Ho avuto la fortuna di conoscerlo e di avere la sua disponibilità per un progetto a cui pensavo da molto tempo e che siamo riusciti a realizzare nell’estate del 2021: quello di un Titus Andronicus, ovvero uno dei titoli più rilevanti dello Shakespeare romano, presso i marmi antichi del Lapidario Maffeiano di Verona. Ricordavo Bob in sue interpretazioni teatrali e cinematografiche, ma è stato un breve video in cui parlava del “Socrate” di Platone a farmi pensare a lui come alla persona ideale, non un interprete ma qualcuno che potesse incarnare la figura di un uomo dai lineamenti classici, vecchio e bellissimo con la sua barba e i capelli bianchi. Gli ho chiesto di fare il narratore di una versione per teatro di figura, realizzata con Antonella Zaggia per il Teatro Stabile di Verona e l’Estate Teatrale Veronese, una specie di kolossal in dimensioni cameristiche, e Bob ha aderito al progetto con passione e amorevole confidenza, con una generosità assoluta. Abbiamo continuato a vederci e a parlare di teatro e progetti con lui e Fiorenza Brogi ma soprattutto a condividere un’idea di teatro molto differente da quello che capita di vedere, fatto di passione e di idee e senza traccia di routine. Come amava ripetere, bisogna vivere per fare teatro e non fare teatro per vivere, cosa che ha continuato a fare fino alla fine. L’anno scorso, mentre si stava trasferendo a Taranto, gli ho chiesto di registrare la voce del Tempo per una versione cameristica del Racconto d’inverno di Shakespeare: il Tempo che tutto dà e tutto toglie, che capovolge la sua clessidra, che sottolinea la forza delle azioni e delle parole pronunciate sulla scena, tanto più perenni e durevoli della vita comune proprio perché destinate a sparire in un istante».


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