Filippo Caccamo e quel sogno “areniano”
di Redazione | 14 Dicembre 2022Millennials, Zoomers e chissà chi altri in futuro. Filippo Caccamo, attore e comico lodigiano, riesce a mettere d’accordo tutti. Classe ’93, un passato sul palco di Colorado, un (breve) trascorso da professore e una risata contagiosa, Filippo è diventato famoso nel mondo virtuale grazie a Facebook, dove qualche anno fa iniziò a pubblicare contenuti ironici sul mondo degli universitari. Da allora si è “evoluto” seguendo il passo dei social network: prima Instagram e ora TikTok. È su quest’ultima piattaforma, in particolare, che Filippo è “esploso” anche tra i più giovani, dando vita a personaggi che prendevano spunto da alcuni colleghi professori conosciuti a scuola. Sketch ironici che hanno conquistato proprio tutti (colleghi compresi) e che sta portando in giro per l’Italia con il suo nuovo spettacolo “Tel Chi Filippo”. A metà novembre il giovane comico è stato ospite anche a Castelnuovo del Garda e, per l’occasione lo abbiamo incontrato. Certo, Filippo non è veronese, ma la città scaligera è chiusa a doppia mandata in un cassetto del suo cuore, dove la custodisce insieme a un sogno: esibirsi in Arena.
Chi sei, Filippo?
Io sono un insegnante disperato, un comico, un attore, e ho capito che è in questa pluralità che trovo la mia dimensione. Ho avuto la fortuna di insegnare per qualche anno lettere alle scuole medie, anche se quest’anno mi sono stoppato per motivi lavorativi. Io, creando una pagina comica sul web ho avuto la fortuna o forse l’intuizione di parlare di qualcosa di cui c’era bisogno in quel momento, la scuola e gli insegnanti, e mi ci sto costruendo un tour teatrale.
Sul web sei, effettivamente, molto seguito. Facebook, Instagram TikTok…hai centinaia di migliaia di follower.
Io sono un situazionista: non faccio molte battute, ma imito quello che mi circonda. Ho iniziato a insegnare e dentro quel mondo ho deciso di imitare tutti, dal primo all’ultimo. Subito ho visto che la risposta è stata molto ampia e poi i social sono una pubblicità di se stessi pazzesca.
Nessuno si è risentito per queste imitazioni?
Non ho mai avuto un problema a scuola. Certo, i personaggi che ho creato sono veri, sono colleghi, ma sono i miei primi sostenitori. Anzi, quando ho fatto lo spettacolo a Lodi, in biglietteria ho trovato tutti i colleghi che stavano prendendo i biglietti. (ride, ndr)
E i tuoi studenti come ti trattavano a scuola?
Da un lato può fuorviare il fatto che dici: “questo qui lo vedo tutto il giorno con una maglietta in testa su TikTok”, però aiuta molto il fatto che tu sia dietro la cattedra, che abbia il registro, quindi anche con loro non ho mai avuto problemi di “autorevolezza”. Certo per loro è stata una novità e ci sono anche dei casi in cui, insomma, è stato un po’ più difficile prenderli. Però in realtà non ho non ho mai avuto particolari problemi.

E con la gestione della popolarità come te la cavi?
La gestione la popolarità è abbastanza strana nel senso che devi importi delle cose: sui social bisogna stare nel mezzo. Io questo lo dico sempre, i protagonisti di qualsiasi pagina sono i fan, i follower. Noi siamo dei creatori e più hai interazioni, più funziona. Bisogna trovare una via di mezzo. Dal vivo, invece, io starei con loro delle ore, perché riconosco il valore di chi viene a vedermi, di chi dice “io non mi fermo ai 90 secondi di video ma spendo quello che costa per venirti a vedere”.
Ti ricordi il primo video che hai pubblicato?
Assolutamente sì. Il primo video della mia vita è stato su Facebook ed era sul Capodanno, ma avevo forse quattro follower: era il 3 gennaio 2017. Poi ho iniziato con gli universitari e le facoltà. Poi sono arrivati gli insegnanti, dopo un breve periodo sui genitori. Cambiavo spesso format. Ho fatto anche le canzoni di Chiesa una volta e ho fatto cinque milioni di visualizzazioni su Facebook: non facevo niente, ero in cameretta a cantare canzoni di chiesa. La cosa divertente è che dopo il primo video sono andato a fare una serata coi miei amici e appena sono entrato nel locale, la gente ha cominciato a cantare “Osanna” e le altre canzoni di chiesa. (ride, ndr)
Tornando a noi…a Verona eri già stato. Ti è rimasta nel cuore la città?
Sì! Adesso ti racconto questa: l’altro giorno ho trovato un vecchio quaderno in cantina. L’ho aperto e ho trovato due mappe stampate: il Mediolanum Forum di Assago e l’Arena di Verona. Avrò avuto 15 anni. E per me, al netto del romanticismo, esibirmi all’Arena di Verona è un obiettivo lavorativo che ho da quando sono piccolo e so che ce la farò.


In Evidenza
Giampaolo Fraccaroli e Roberto Zanon: «Il farmaco più efficace? L’attività fisica»

Roberto Aere: in punta di pennello

AVIS Provinciale Verona: nel 2025 oltre 32.700 donazioni

Verona ricorda Lina Arianna Jenna: posata una nuova pietra d’inciampo in via Emilei

Barbara Begnini e Roberto Caliari: «Per diventare clown dottore devi avere un cuore che batte davvero»

La Scaligera Basket in visita ai bambini dell’Oncoematologia di Borgo Trento

Giovanni Polato, donatore da record a Villafranca: «ho seguito l’esempio dei miei genitori»

Francesco Moser: «La bicicletta? L’ho sempre vista come la vanga o la roncola»

Il grammofono de “La vita è bella” suona al Museo della Radio per il Giorno della Memoria



