Giorgio Bertani spiegato a un millennial
di Valentina Ceriani | 21 Dicembre 2020“Giorgio Bertani editore ribelle” è un’idea nata dieci anni fa, prima sotto forma di mostra, poi di un film. Quando Bertani è mancato, l’anno scorso, il progetto è stato ripreso fino a ricostruire la sua figura, il lavoro editoriale e il contesto in cui si è svolto. Allegato al libro vi è poi un docufilm che lo completa, con interessanti testimonianze su Verona, di Walter Peruzzi, Raffaella Poldelmengo, Antonio Moresco, Titta Novello Paglianti, Tiziana Valpiana, Mauro Tosi, Alberto Tomiolo e Carlo Rovelli. Abbiamo intervistato Marc Tibaldi, curatore di questa preziosa raccolta.

Come raccontare Giorgio Bertani a un millennial?
Parlando della sua vita avventurosa, piena e vivace. Bertani si è costruito da solo, con intelligenza e intraprendenza. I suoi genitori erano operai alla Galtarossa, lui iniziò come garzone in librerie e biblioteche, poi libraio e distributore di libri, fino a diventare un editore attivo dagli anni Sessanta agli anni Novanta. La passione per la cultura e i libri va di pari passo ai suoi interessi politici: il suo era un pensiero di sinistra, un po’ marxista e un po’ libertario, pacifista ed ecologista. Importante poi conoscere il suo catalogo, che vanta oltre quattrocento titoli: Bertani è noto per aver pubblicato i più significativi libri di Dario Fo, tra cui “Mistero Buffo”, e autori come Deleuze, Derrida, Guattari, Bataille, di rilevanza internazionale, ma anche “I leòri del socialismo” e “Paese perduto” di Dino Coltro, sulla storia veronese. Mi piace citare anche i libri di poesia di tre autori di Verona di rilevanza nazionale: Alida Airaghi, Giuseppe Piccoli, Arnaldo Ederle. Di rilievo fu la sua collaborazione con molti intellettuali, tra cui Franco Rella e Alberto Tomiolo.
È possibile, nel 2020, fare un’“editoria ribelle”?
Bertani costituì Editoria Militante, coordinamento di piccole case editrici contro il potere dei grandi gruppi editoriali. Il contesto attuale è peggiorato e fare un lavoro di unione come il suo è più difficile, ma necessario per far sì che editori di qualità e librerie indipendenti possano avere spazio. Quella di Bertani è un’idea che, pur in un contesto cambiato, ha ancora i suoi perché.



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