Eccellenze veronesi: il servizio di Medicina delle Dipendenze di Borgo Roma
di Redazione | 17 Ottobre 2014L’ Unità Operativa di Medicina delle Dipendenze presso il Policlinico di Borgo Roma è un centro d’eccellenza della sanità pubblica veronese.
Fondato nel 2000 dal prof. Paolo Mezzelani ed attualmente diretto dal dr. Fabio Lugoboni. Il reparto operativo dal gennaio 2003 è l’unico in Italia ad avere posti letto interamente dedicati alla cura di qualsiasi tipo di dipendenza (4 posti letto).
Qui si combattono le dipendenze, dagli oppioidi al tabagismo, agli psicofarmaci, dalla cocaina all’alcolismo ad altre più rare sostanze d’abuso. In tutti i casi, alla detossificazione segue un periodo di riabilitazione, che va dalla psicoterapia, ad un periodo di comunità residenziale ad altre forme di supporto anche farmacologico.
Il servizio promuove seminari universitari, corsi elettivi per studenti e specializzandi della facoltà, corsi di aggiornamento per il personale infermieristico sulle problematiche della dipendenza, tutti sempre molto seguiti.
L’ambulatorio per la lotta al tabagismo è il più grande del Veneto con due medici e una borsista. Oltre 2000 le visite compiute annualmente, più di 400 i pazienti trattati ogni anno. Anche per il fumo si utilizza l’audiuvante farmacologico, fermo restando che alla base di tutto ci deve essere la motivazione del fumatore di smettere.
Per quel che riguarda la cocaina, invece, spesso il paziente si presenta al Centro delle dipendenze o perché non ne può più, o perché è la famiglia a indurlo a compiere questo passo, o perché il denaro a disposizione è praticamente terminato. La situazione diventa ancora più pesante quando alla coca, e ciò avviene assai spesso, viene associato l’alcool: le due sostanze hanno una sorta di complementarietà e l’uso contemporaneo permette di prolungare l’assunzione di entrambe.
Dal punto di vista farmacologico per la cocaina gli strumenti farmacologici disponibili sono molto limitati. Per combattere la dipendenza da cocaina, dopo un breve ricovero riservato ai casi più gravi, può essere risolutivo un breve soggiorno in comunità residenziale.
Giovanna Pirana


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