Sofia Lotti: «La nuova piramide alimentare USA? Si discosta dalle evidenze scientifiche»
di Redazione | 25 Marzo 2026La nuova piramide alimentare statunitense, che ribalta il modello tradizionale ponendo al centro carne, latticini e grassi animali, ha acceso un ampio dibattito nella comunità scientifica, soprattutto per il suo apparente distacco da riferimenti consolidati come la dieta mediterranea. A fare il punto su contenuti, criticità e implicazioni per la salute è Sofia Lotti, biologa nutrizionista dell’Università di Firenze e dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Careggi, nonché membro della Società Italiana di Nutrizione Umana (SINU), ospite della trasmissione Verona Salute su Radio Adige TV. Nel corso dell’intervista, la specialista ha analizzato i principali nodi delle nuove linee guida, evidenziando le contraddizioni rispetto alle evidenze scientifiche e le possibili ricadute sul piano sanitario e nutrizionale.
Da chi e come vengono aggiornate le linee guida alimentari?
Le linee guida nutrizionali vengono aggiornate periodicamente dai diversi Paesi attraverso organismi istituzionali e scientifici, come ministeri della salute, enti di sanità pubblica e società scientifiche riconosciute. Si tratta di un processo estremamente rigoroso e multidisciplinare, che si basa sull’analisi delle migliori evidenze disponibili, tra cui trial clinici, revisioni sistematiche e metanalisi. L’obiettivo è valutare la forza e la coerenza delle prove scientifiche per sviluppare raccomandazioni utili a garantire il miglior stato di salute della popolazione.
Perché il contesto americano rende queste linee guida particolarmente controverse?
Negli Stati Uniti la popolazione presenta già abitudini alimentari poco salutari, caratterizzate da un elevato consumo di alimenti pronti, conservati e zuccheri aggiunti. Le conseguenze sono evidenti: circa il 70% degli adulti è in sovrappeso o obeso, mentre una quota significativa di adolescenti si trova in condizioni di prediabete. In un contesto di questo tipo, l’introduzione di un modello che modifica profondamente le priorità nutrizionali solleva diversi interrogativi.
Come si interpreta la nuova piramide alimentare?
Uno degli aspetti più critici riguarda la rappresentazione grafica della piramide. Non è stato chiarito se debba essere interpretata come una frequenza di consumo oppure come una semplice classificazione degli alimenti. Questa mancanza di indicazioni rende il modello difficile da leggere e rappresenta una delle principali controversie legate alle nuove linee guida.
Quali sono le principali differenze rispetto al modello tradizionale?
La differenza più evidente riguarda la posizione centrale attribuita agli alimenti di origine animale. Carne rossa, latticini e carni bianche sono collocati in modo da suggerire una maggiore libertà di consumo, mentre le proteine vegetali risultano poco valorizzate, con i legumi relegati a un ruolo marginale. Un’impostazione che contrasta con le evidenze scientifiche, le quali associano i prodotti ricchi di grassi saturi a un aumento del rischio cardiovascolare.
Un aumento delle proteine può avere effetti sulla salute?
Un incremento significativo dell’apporto proteico, soprattutto da fonti animali, può comportare diverse conseguenze. Le evidenze lo associano a un aumento del rischio di malattie cardiovascolari, patologie oncologiche e mortalità generale, oltre a un possibile sovraccarico della funzione renale. A questo si aggiunge la riduzione del consumo di alimenti protettivi, come legumi e cereali integrali, con un conseguente calo dell’apporto di fibra alimentare, essenziale per il microbiota intestinale e per i processi antinfiammatori.
Quali differenze emergono tra carne rossa e altre fonti proteiche?
Le evidenze scientifiche indicano che proteine vegetali e pesce sono associate a esiti di salute più favorevoli rispetto alle diete ricche di carne rossa. Il pesce, in particolare, apporta acidi grassi polinsaturi come omega 3 e omega 6, con un effetto protettivo per la salute cardiovascolare. La carne rossa, invece, è ricca di grassi saturi e colesterolo, fattori associati a un aumento del rischio cardiovascolare.
I grassi animali possono essere considerati “salutari”?
La nuova piramide include tra gli alimenti salutari anche i grassi di origine animale, ma questa definizione non trova riscontro nelle evidenze più recenti. I grassi saturi, infatti, contribuiscono all’aumento del colesterolo LDL, associato al rischio cardiovascolare. Le raccomandazioni indicano che il loro apporto dovrebbe restare inferiore al 10% delle calorie giornaliere, un limite che rischia di essere superato in caso di una loro maggiore liberalizzazione.
Quali sono le conseguenze per i professionisti della nutrizione?
Le nuove linee guida possono creare difficoltà nel rapporto tra esperti e popolazione. Si genera un contesto comunicativo ambiguo, in cui alcune raccomandazioni risultano distanti dalle evidenze scientifiche. Per questo motivo, diventa centrale il ruolo del professionista, chiamato a interpretare criticamente le linee guida e a basarsi sulle conoscenze più aggiornate.
Che ruolo mantiene la dieta mediterranea?
In questo contesto, la dieta mediterranea continua a rappresentare un modello di riferimento. Non si limita alla scelta degli alimenti, ma racchiude anche valori come biodiversità, convivialità e sostenibilità, che ne rafforzano l’importanza sia dal punto di vista sanitario sia culturale.


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