Donna nata con un solo ventricolo e diventata mamma (1)

Nata con un solo ventricolo, oggi è mamma: l’incredibile storia di Laura (e della piccola Atena)

di Redazione | 26 Gennaio 2026
Nata con una grave cardiopatia, Laura ha affrontato una gravidanza ad altissimo rischio tra complicanze, interventi e lunghi ricoveri, fino al parto prematuro. Oggi lei, Atena e il papà Giovanni stanno bene.

Laura è nata 38 anni fa solo con il ventricolo sinistro del cuore, ma ora è mamma della piccola Atena. Le donne con cuore univentricolare che sono riuscite ad avere figli, sono ancora poche e Laura era al corrente delle difficoltà che avrebbe incontrato. Con questa patologia, il rischio di complicanze cardiovascolari è alto e la gravidanza rappresenta uno stress ulteriore per un organo già in difficoltà, aumentando il volume del sangue, il lavoro cardiaco e il rischio di complicanze materne e fetali.

È stato un percorso difficile cominciato nel 2022 che ha incluso: due aborti spontanei, gravi aritmie con ricoveri in gestazione, tre interventi chirurgici e un post parto complesso e 57 giorni di ricovero. Tutto però si è concluso nel migliore dei modi: mamma Laura, la piccola Atena e il papà Giovanni stanno bene e continuano la loro vita quotidiana di famiglia. Negli anni, sono stati fra 30 e 50 i casi analoghi pubblicati in letteratura.

Il parto cesareo prematuro

Nell’affrontare la sfida forse più difficile della sua malattia e coronare il sogno di diventare mamma, Laura ha anche dovuto affrontare lo scoglio della rottura prematura delle membrane. Lo scorso maggio, a 32 settimane e 4 giorni di gestazione, si è immediatamente attivata l’équipe multidisciplinare dell’Azienda ospedaliera che aveva già predisposto un percorso assistenziale dedicato a Laura. La piccola Atena sarebbe nata con un taglio cesareo, poiché il rischio di sanguinamento e arresto cardiaco in anestesia totale si sarebbe potuto gestire meglio, piuttosto che durante il travaglio. L’intervento è stato eseguito dal prof. Stefano Uccella, con la dott.ssa Anna Festi.

L’anestesia è stata condotta dal prof. Leonardo Gottin con la dott.ssa Eleonora Pedrazzoli, alla presenza della cardiologa pediatrica dott.ssa Alessandra Cristofaletti. L’operazione si è conclusa senza complicanze, con una perdita ematica contenuta. Laura ha poi trascorso la notte in Terapia intensiva. La bimba, con un peso di 1.690 grammi, è stata subito presa in carico dai neonatologi dott. Carlo Alberto Forcellini e dott. Renzo Beghini. Il ricovero della bambina in Neonatologia a Borgo Trento è durato quattro settimane, ma le condizioni cliniche sono risultate buone fin dalla nascita. La crescita è stata regolare e dopo la dimissione è stato possibile per Laura donare il suo primo latte. 

Gravidanza a rischio

Al lieto fine ha contribuito il percorso gestazionale seguito da subito come gravidanza ad alto rischio ostetrico, che infatti ha avuto diverse complicanze. Il cuore di Laura faticava ad adattarsi alla gestazione. Intorno alla 27esima settimana si sono verificati due episodi di aritmia severa che hanno reso necessari due ricoveri nell’Uoc Cardiologia, diretta dal prof. Flavio Ribichini, e in Ostetricia e ginecologia. Al secondo ricovero si è riscontrato un rallentamento della crescita fetale che ha quindi intensificato il monitoraggio ostetrico.

Le principali complicanze che hanno caratterizzato la gestazione erano: un cuore affaticato, la doppia anti-coagulazione necessaria ad evitare le trombosi, la pressione venosa elevata, tipica della patologia di Laura ma che determina un rischio maggiore sanguinamento al parto. Inoltre, risultava impossibile la somministrazione dei farmaci che nel post-nascita riducono le perdite di sangue dall’utero. Sia il parto naturale che il cesareo costituivano elementi di rischio: il primo a cause delle forti spinte, il secondo per l’elevata probabilità di sanguinamento e di complicanze.

Le complicanze nel postpartum e puerperio

A causa della fragilità del sistema elettrico cardiaco e di ripetuti episodi di svenimento, a tre settimane dal parto si è reso necessario l’impianto di un pacemaker, eseguito dal dott. Luca Tomasi, referente del laboratorio di Elettrofisiologia ed elettrostimolazione. Dopo circa due settimane era ripresa l’emorragia uterina ed è quindi stato necessario procedere verso l’isterectomia, l’intervento di rimozione dell’utero è stato eseguito dall’équipe ginecologica guidata dal prof. Stefano Uccella e dalla dott.ssa Anna Festi.

Il team multidisciplinare

Il gruppo multidisciplinare dedicato alla gestione delle cardiopatie in gravidanza, composto da ginecologi (prof.ssa Ricciarda Raffaelli, dott.ssa Carla Zamboni, dott.sse Elena Mantovani, Anna Presti e Carlotta Tosadori), i cardiologi (dott. Matteo Ciuffreda, dott.ssa Alessandra Cristofaletti e dott. Paolo Ferrero), gli anestesisti e le ostetriche, hanno seguito Laura fin dalle prime settimane di gestazione, garantendo assistenza continua nonostante l’elevato rischio clinico.

La decisione di procedere con il taglio cesareo è stata condivisa tra l’équipe ginecologica guidata dal prof. Stefano Uccella, i cardioanestesisti coordinati dal prof. Leonardo Gottin, i neonatologi guidati dal dott. Renzo Beghini e il gruppo di cardiologia pediatrica diretto dal dott. Matteo Ciuffreda. 

La malattia di Laura

La diagnosi di cardiopatia grave senza causa apparente a Laura era arrivata appena nata. Si trattava di un’atresia della valvola tricuspide e il mancato sviluppo del ventricolo destro: le possibilità di vita oscillavano tra pochi mesi o pochi anni. Laura, entro i quattro anni, si sottopone a tre interventi per permettere al cuore di funzionare solo con la camera contrattile di sinistra. Oltre trent’anni fa, l’intervento è stato eseguito a Milano con la procedura della “circolazione di Fontan”, un approccio chirurgico che dal 1971 reindirizza il sangue venoso direttamente alle arterie polmonari senza passare per il ventricolo destro migliorando l’ossigenazione del sangue. I pazienti con “circolazione di Fontan” richiedono una costante gestione specialistica per monitorare le funzioni emodinamiche e prevenire complicanze, un percorso di cura che avviene nella Cardiologia di Borgo Trento. 

La mamma si racconta

Alcune parole di Laura estratte dalla lettera di ringraziamento inviata all’ospedale di Borgo Trento.

«Fino a pochi anni fa, mai avrei creduto che una gravidanza fosse nelle carte che la vita mi aveva riservato. Ancora oggi faccio fatica a realizzare che non sto sognando. Le probabilità di successo apparivano veramente esigue, contro probabilità molto più alte di conseguenze serie e/o invalidanti. Così io e mio marito avevamo deciso, con grande dolore, di rinunciare. Ma ce l’abbiamo fatta, siamo a casa e siamo famiglia. Tutto questo è stato possibile grazie all’instancabile lavoro del personale dell’Ospedale Borgo Trento, che ci ha accompagnati passo dopo passo con una professionalità eccezionale e una grandissima umanità. Non mi sono mai sentita una “semplice paziente”: tutti si sono occupati di me con una cura che non credevo possibile. Nel post-parto ci sono stati momenti difficili, ma Atena era già con me, e lei, insieme a tutto il team di professionisti e alla rete di parenti e amici, mi hanno dato la forza di andare avanti e di rialzarmi in quei momenti di scoraggiamento, per fortuna pochi». 

Questa mattina erano presenti: Callisto Marco Bravi direttore generale AOUI Verona, prof. Stefano Uccella direttore UOC Ostetricia e Ginecologia, prof. Leonardo Gottin direttore UOC Terapia Intensiva Cardio-toraco-vascolare e le anestesiste Eleonora Pedrazzoli e Elena Caporossi, dott. Matteo Ciuffreda responsabile USD Cardiologia Pediatrica, prof. Giovanni Battista Luciani direttore UOC Cardiochirurgia. Presente anche la signora Laura con la piccola Atena

Callisto Marco Bravi: «Davanti a questi successi clinici che testimoniano l’eccellenza dei nostri professionisti e l’avanguardia delle nostre strutture, non dobbiamo dimenticare che stiamo raccontando il trionfo della vita. In un momento difficile come questo, nel quale la vita umana è disprezzata da guerre e femminicidi, in Aoui celebriamo il successo della vita. È un orgoglio vedere che le risorse impiegate in sanità hanno questo lieto fine. La nascita della piccola Atena è la punta dell’iceberg, sotto al quale ci sono cardiologi, ginecologi, anestesisti, cardiochirurghi, neonatologi, cardiologi pediatrici e infermieri specializzati. Tutti di elevatissima specializzazione».

Prof Stefano Uccella: «Quando è nata Laura, oltre trent’anni fa, con questa malformazione quasi non si sopravviveva. Negli anni è stata seguita dai professionisti che hanno preservato la sua salute garantendole una vita normale. In questa normalità, però, non è contemplata la gravidanza: fortemente sconsigliata perché rappresenta uno stress importante per il fisico, tollerabile da una giovane donna sana ma molto meno in questa condizione. Le modifiche emodinamiche hanno reso la gravidanza e, soprattutto, la programmazione del parto davvero difficile. Nella decisione è stato fondamentale confrontarmi con cardiologi, cardiochirurghi e soprattutto con gli anestesisti. Il parto vaginale era sconsigliato: la fase di spinta blocca parzialmente la circolazione venosa e, se per una donna sana non rappresenta un problema, per una paziente con circolazione di Fontan può essere fatale e causare arresto cardiaco. Mentre il taglio cesareo rischiava di avere emorragia perché Laura assumeva farmaci anticoagulanti ad alto dosaggio».

«Avevamo tra le mani due vite e abbiamo deciso di eseguire il cesareo. È stato davvero un lavoro di squadra: accanto a me c’era un’équipe estremamente preparata e questo mi ha permesso di operare con serenità. Atena è nata bene, ma i farmaci che normalmente si somministrano dopo il parto per contrarre l’utero, Laura non poteva assumerli, rischiando eccessivo sanguinamento. Ha inoltre manifestato le normali reazioni cardiache per la sua condizione, rendendo necessario l’impianto di un pacemaker. Dopo un mese si è deciso di procedere con l’asportazione dell’utero per eliminare definitivamente i rischi per la vita di Laura. Da quel momento ha smesso di sanguinare e oggi possiamo dire che sta bene, lo dimostra il suo sorriso», ha concluso Uccella.