Elena Vecchioni: «La farmacia dei servizi ormai è parte della sanità pubblica»
di Claudio Capitini | 3 Dicembre 2025La Farmacia dei Servizi entra in modo definitivo nel Servizio sanitario nazionale, sancendo il passaggio storico da semplice punto di distribuzione del farmaco a struttura sanitaria polifunzionale. Con la manovra di bilancio e il Decreto Ministeriale n.77, le farmacie possono oggi offrire in maniera stabile e organizzata una serie di prestazioni sanitarie e socio-sanitarie che fino a ieri erano limitate a progetti sperimentali o iniziative locali: vaccinazioni, telemedicina, diagnostica di base, servizi di prossimità essenziali per la sanità territoriale. Ospite di Verona Salute, Elena Vecchioni, presidente di Federfarma Verona, analizza gli effetti della nuova convenzione, il peso degli standard richiesti, le sfide organizzative e la necessità di garantire sostenibilità a un modello che promette di avvicinare la sanità alle persone come mai prima.
La manovra colloca definitivamente la farmacia dei servizi tra gli asset del Servizio sanitario nazionale. Qual è il vostro primo commento come Federfarma Verona?
Arriviamo alla farmacia dei servizi dopo un iter normativo molto lungo: se ne parlava già nel 2009. La pandemia ha rappresentato un vero spartiacque nel ruolo delle farmacie e oggi, con il DM 77, la sanità territoriale viene riorganizzata attribuendo alle farmacie un punto di vista completamente diverso. Usciamo dal concetto della mera distribuzione del farmaco per entrare nell’ambito dei servizi a tutto tondo: non solo analisi di base come glicemia, pressione, parametri vitali, ma un ventaglio più ampio che comprende anche la telemedicina. Pur essendo ancora formalmente in fase sperimentale fino alla fine dell’anno, si tratta a tutti gli effetti di una nuova convenzione dello Stato, che riguarda non solo i medicinali ma anche i servizi.
Quali sono gli impatti organizzativi, considerando che ora le farmacie devono rispettare le stesse procedure e certificazioni delle altre strutture sanitarie?
È un impegno importante, e tuttora in corso. La farmacia dei servizi richiede requisiti strutturali e formativi che ogni farmacia deve possedere, insieme a procedure che ci affiancano alle altre strutture sanitarie, pubbliche e private. Questo comporta una responsabilità aggiuntiva: svolgere le prestazioni in modo standardizzato, garantendo livelli di qualità e sicurezza altissimi per il cittadino. L’Istituto Superiore di Sanità ha predisposto programmi formativi specifici per i farmacisti, dalla vaccinazione all’esecuzione dei servizi, e la Federazione degli Ordini ha svolto un lavoro enorme, affiancando le organizzazioni sindacali, tra cui Federfarma Verona. L’obiettivo è che la formazione sia precisa, tracciabile e con standard elevati.
Quali servizi ritenete più significativi per i cittadini?
Siamo particolarmente fieri dei servizi vaccinali: proprio in questa stagione, nel pieno della campagna, possiamo contare su un numero importante di farmacie vaccinatrici e di farmacisti vaccinatori. È il risultato di un grande impegno e di un percorso normativo che ha trovato compimento sia a livello nazionale sia regionale. È un servizio molto utile e molto gradito dai cittadini, grazie alla prossimità e alla capillarità della farmacia. Un altro ambito centrale è la telemedicina: non ci rivolgiamo soltanto alla telecardiologia, anche se è il servizio oggi più sviluppato e utilizzato, ma guardiamo anche alla teledermatologia e, in futuro, in modo ancora futuribile, alla televisita. Al momento, la telecardiologia resta il pilastro principale.
Questi servizi possono contribuire ad abbattere le liste d’attesa e ridurre le disuguaglianze?
È un tema molto attuale e seguito con grande attenzione anche dalla Federazione. Quando parliamo di liste d’attesa, l’apporto delle farmacie può essere utile soprattutto nell’urgenza primaria, sfruttando la capillarità del territorio. Un elettrocardiogramma urgente o un holter cardiaco urgente possono essere eseguiti anche nelle aree interne o rurali, evitando al cittadino chilometri di viaggio per raggiungere un pronto soccorso. La telecardiologia è preziosa anche in altri contesti, come l’attività sportiva di ragazzi e palestre, dove serve un elettrocardiogramma recente per l’idoneità: in questi casi la farmacia evita al cittadino trafile più lunghe. Non pensiamo di alleggerire in modo imponente le liste d’attesa, ma di fare la nostra parte in alcuni ambiti specifici dove possiamo essere davvero utili, offrendo prestazioni semplici ma fondamentali per il territorio.
Le aziende sanitarie si aspettano ora un grande contributo dalle farmacie. Siete pronti al salto?
Sì, siamo pronti. Le farmacie veronesi hanno creduto fin dall’inizio in questo progetto e in questo protocollo: la farmacia dei servizi nasce molti anni fa, ma la sua concretizzazione arriva dalla comprensione dell’obiettivo primario, cioè mettere il paziente al centro. Da tempo lavoriamo sia sulla formazione sia sui requisiti strutturali, e molte farmacie stanno già operando a regime. Le difficoltà ci sono e continueranno a esserci, ma vengono superate ogni giorno grazie alla professionalità dei farmacisti e alla volontà di portare avanti un progetto di salute pubblica. Oggi, infatti, la farmacia fa sempre di più salute pubblica, ed è questo il passaggio davvero essenziale.
I dati raccolti a Verona e provincia sono incoraggianti?
Sì, sono molto incoraggianti. Abbiamo percentuali importanti anche rispetto alla Regione: 120 farmacie vaccinatrici e migliaia di servizi, tra holter, elettrocardiogrammi e telecardiologia. Continuiamo inoltre a eseguire i tamponi urgenti quando necessario. La telecardiologia, in particolare, sta dando un segnale forte: mostra quanto la farmacia territoriale sia ormai parte integrante di una rete che colma il divario tra ospedale e domicilio. Un percorso che unisce medici di medicina generale, case di comunità, ASL e strutture pubbliche. E conferma che il cittadino si può fidare della sua farmacia di prossimità.
Ci sono dubbi o paure, ad esempio sul rapporto con aziende sanitarie e medici di medicina generale?
Il rapporto con i medici e con le strutture sanitarie per noi è fondamentale. Abbiamo tavoli aperti con sindacati e ordini perché serve un vero lavoro di squadra, con un obiettivo comune e nel rispetto delle competenze di ciascuno. I dubbi non riguardano questi rapporti, ma la sostenibilità globale del sistema: speriamo che i fondi messi oggi a disposizione dalle Regioni vengano confermati, per uscire definitivamente dalla sperimentazione e approdare a una stabilità prevista in legge di bilancio. C’è poi il tema del personale: una farmacia è un’azienda piccola, e i servizi richiedono tempo e risorse. Il fatto positivo è che il cittadino vuole la farmacia dei servizi e riconosce alle farmacie prossimità, fiducia e ascolto. Ora serve che tutto il sistema possa rimanere sostenibile nel tempo.
Dopo anni di esperienza che idea si è fatta del cittadino veronese? È esigente, è paziente?
Il cittadino veronese è soprattutto un cittadino che si fida della sua farmacia, e questo è il punto da cui partire. È una grande responsabilità: dobbiamo offrire ascolto, empatia e professionalità. La popolazione invecchia: il 60% dei nostri utenti ha più di 60 o 70 anni e si trova in condizioni di fragilità. Per questo è necessario che il farmacista sia un professionista preparato, capace di sgomberare le idee sbagliate. La sanità si basa sulla scienza, e su questo non si può derogare.
Qual è il profilo del farmacista del presente e del futuro?
Deve essere aggiornato, aperto e multisfaccettato. La comunicazione è centrale: significa empatia, ascolto, consapevolezza e soprattutto far comprendere. I cittadini ricevono molti input dall’esterno, spesso dai social, che talvolta sbaragliano la verità e creano confusione. Il farmacista territoriale è un professionista preparato, che lavora per offrire informazioni certe e rassicuranti. La salute ha bisogno di sicurezza, e il farmacista è la figura giusta per garantirla. Un obiettivo che si raggiunge solo attraverso una formazione continua.
La legge di bilancio ha riconosciuto al comparto farmaceutico un ruolo strategico. Come si integra il tema della sostenibilità?
È necessario mantenere un equilibrio complesso, normativo, legislativo, economico e finanziario. Le regioni hanno fondi e controlli rigorosi, così come le ASL, e lo stesso vale per le farmacie, che sono aziende con costi, dipendenti e bilanci. La nuova convenzione sui servizi è un’opportunità straordinaria, soprattutto per il cittadino. Gli equilibri tra prodotti in convenzione e quelli ospedalieri, così come il trasferimento di alcuni farmaci nelle farmacie di prossimità, sono passaggi essenziali per evitare costi sociali e spostamenti onerosi. È un equilibrio che difenderemo con forza perché deve restare sostenibile nel tempo.
Quale augurio si fa come presidente di Federfarma Verona di fronte a questa nuova sfida della farmacia dei servizi?
Chi lavora in sanità ha sempre ben chiaro l’obiettivo finale: la salute è un diritto costituzionale e deve essere garantito a tutti. Il nostro compito è mantenere questo diritto e permettere alle persone di vivere il più possibile in buona salute. È un lavoro di squadra. Il farmacista conosce bene questo ruolo: è una professione che si sente “nella pancia”, fatta di ascolto e spirito di servizio. Lo abbiamo dimostrato anche nei momenti più difficili, come durante la pandemia, quando il cuore della professione significava portare una bombola di ossigeno di notte, quando nessuno poteva farlo. Le 260 farmacie della provincia lavorano ogni giorno, e anche di notte, per essere al servizio del cittadino. Questo è il valore che ci guida, e il mio augurio è di poterlo rafforzare ancora, continuando a garantire prossimità, ascolto e cura.


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